un impiegato in favela

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Le trame di Damasco (con VIDEO)

In Finestra MEMO on 18 aprile 2018 at 00:11

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Per anni si erano uditi fragori dalle montagne, come tuoni lunghi, implacati. Sul nero bastione de’ pianalti la cimasa delle abetaie si accendeva di faville. Della città erano a dolorare le torri, illividite nella tenebra
(Carlo Emilio Gadda, l’Adalgisa)

Tre movimenti, tre schiocchi, devono essere tre. Uno, due e tre. Posso insegnarti questo, nient’altro. Che cos’altro vorresti che ti insegnassi, habibi? Vorresti forse apprendere il significato della vasca al centro di questa piazzola, che un tempo brillava di zampilli di acque sacre e oggi è vuota a tal punto che una bambina si appoggia al suo bordo e, senza bagnarsi, tenendosi da parte, chinata sotto al suo velo, appoggiata appena alle pagine di un libro, scompare nello studio e spera che le fonti tornino a sgorgare? Potrei forse spiegarti il significato delle cupole, immobili sotto al cielo nonostante le bombe, le carezze traditrici del vento che sibila costante dal deserto, i fulmini e il fragore dei mortai? Non riusciresti ad intuire il rumore della pietra che si sgretola, come non potrei spiegarti il significato delle parole sacre: sospese, accarezzano le colonne della moschea e ti attraversano indifferenti.

Cominciamo da principio: sono tre movimenti, ma prima, per favore, prova a raggiungermi, devo conoscerti dal vivo. Non è difficile: Leggi il seguito di questo post »

Ancora un istante

In Finestra MEMO on 13 aprile 2018 at 13:50

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Tappeto siriano artigianale Damasco

Ho fatto una cazzata oggi, ho scattato una foto nella direzione sbagliata e mi sono preso una pallottola in testa. Prima che ciò avvenisse, per arrivare al mio ultimo istante, ho fatto a tempo a raggiungere il valico giacente tra le cime innevate, ho varcato l’arco di cemento armato dalle macchie di ruggine che, stagliandosi sullo sfondo di un cielo azzurro smorto, sostiene la bandiera dalle strisce nera, bianca e rossa e le tre stelle verdi, sventolante timida al cospetto dell’imponente drappo intessuto del volto allampanato dagli occhi chiari scavati e un’ombra di baffi, effigie che di qui in poi ricorrerà su molti edifici, in trasparenza sulle vetrate di alcuni, fluttuante nel vento sui tetti di altri. Ho fatto a tempo ad essere accolto dalla spoglia terra siriana e, Leggi il seguito di questo post »

Sette istanti

In Finestra MEMO, Finestra su Longacres, Finestra sul Ponte Lambro on 9 aprile 2018 at 17:35

Da Finestra MEMO , Finestra su Longacres, Finestra sul Ponte Lambro, Di A. e Un impiegato in favela

Finestra sulla favela immagini in bianco e nero

Damasco, Siria

Qual è l’istante in cui il sole sorge o tramonta? Lo facevi quel gioco? Hai mai provato a fissarlo con precisione, a cogliere proprio quell’istante al limite tra il giorno e la notte, tra la fine e l’inizio? Io lo so qual è quell’istante: è lo stesso in cui nasce un’idea; lo stesso in cui si prende una decisione, lo stesso in cui si scatta una fotografia e quello in cui qualcuno preme il grilletto e Leggi il seguito di questo post »

Dopo un lustro ancora Namoraidera

In Finestra MEMO, Finestra sulla favela Rocinha, Finestra sulla Nigeria (del nord), Finestra sulla Sierra Leone, Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 2 luglio 2017 at 13:51

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

“Prendi la strada che porta fortuna, scegli la via che va sulla luna” (Vasco)

Da Rio a Freetown alla nigeria al ME

In questi giorni, tutte le namoraideras che, affacciate alla Finestra, si sono lasciate andare a sogni e amore per l’unica grande umanità della quale facciamo parte, sono autorizzate, se lo desiderano, a staccare lo sguardo dal cielo, o a rivolgerlo lassù in modo ancora più intenso, per festeggiare il quinto anno de Finestra sulla favela. Siamo partiti dalla Maggie’s farm, siamo stati accolti da una folla di bimbi dagli occhi frizzantini in ciabattine, pantaloncini e magliettina: correvano sul dorso di una collina per andare a scoprire qualche novità. Siamo tornati a Ponte Lambro, abbiamo capito che l’epidemia di ebola era qualcosa che stava accadendo a persone vere, abbiamo imparato a conoscere una crisi umanitaria ancora oggi ignorata, quella nigeriana, o meglio del lago Ciad (mentre ci si preoccupa degli sbarchi e non si vuole capire che vengono per una gran parte proprio da là); ricongiungendo due parti di umanità che di solito si trascurano a vicenda, abbiamo vissuto il sogno di un volo, restando appesi ad ogni frammento di positiva concretezza che ogni favola che non è favola ma storia vera ci ha concesso. Siamo atterrati in un paese lontano, o meglio, medio-lontano.

A namoraidera: il  mezzo busto di legno che raffigura una ragazza di pelle nera che, con il viso appoggiato al palmo della mano, guarda il cielo trasognata e sospirante

A namoraidera

Nei prossimi giorni resta affacciata, o namoraidera, perché Leggi il seguito di questo post »

Se non ci vediamo più, auguri

In Altre finestre on 15 aprile 2017 at 11:36

Di Un impiegato in favela

NigeriaL

Monguno, Nigeria- Women wait for a food distribution to commence at the Government Girls Secondary School IDP camp in Monguno, Nigeria on Tuesday, September 27, 2016. Very little aid has reached those in need in Borno State, Nigeria where it is estimated that over 3 million people have been affected in this long running conflict. The town of Monguno which houses 60,000 people is not hosting over 140,000 internally displaced people. (Jane Hahn for the Washington Post)

E intanto, impegnati in altre marce di pasqua, mentre ci preoccupiamo del rischio di nuove guerre, qui veramente rischiamo di non vederci più: vediamo sfocato, non vediamo molte persone, folle intere in fuga, nella disperazione, per sfuggire agli stermini per fame e per fuoco d’armi. La guerra è in corso: oltre che in Siria e in Iraq, anche almeno in Afghanistan, in Yemen, in Somalia, in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, Nella Repubblica del Centrafrica, in Nigeria (e Niger, Ciad e Camerun), in Mali, in Libia. Segnalo un articolo del Washington Post che Leggi il seguito di questo post »