un impiegato in favela

Un messaggio per l’ottavo compleanno di Finestra sulla favela!

In Finestra sul Ponte Lambro on 3 luglio 2020 at 12:10

Finestra sul Ponte Lambro, di Un impiegato in favela

Finestra sulla favela è stata aperta per la prima volta il 4 luglio 2012, è una bimba grande ormai! In otto anni e più di quattrocentotrenta racconti, raccontini e post ci siamo affacciati alla favela, quella vera, la Rocinha di Rio de Janeiro e poi, perché favela è ogni luogo di bellezza e di grande umanità trascurata ed emarginata, anche sulla Sierra Leone ai tempi dell’ebola, sulla Sierra Leone del post-epidemia e sulla Sierra Leone sull’area rurale; poi sulla Nigeria (del nord-est); su di me in Medio Oriente, con Finestra MEMO; su Longacres, la favela dello Zambia; e in questi ultimi due mesi su Haiti. Ci sono favelas ovunque, anche dietro l’angolo, per questo anche ci siamo affacciati sul Ponte Lambro.

In occasione del compleanno di Finestra sulla favela, ti propongo il racconto breve Un messaggio. In coda al racconto, sempre come regalo di compleanno, puoi trovare un consiglio per la visione: un film molto importante ad opera di un sierraleonese. In particolare, se sei tra quelli che tengono alla vita di chi ha la pelle nera, penso non ti pentirai di aver dedicato quaranta minuti a questo documentario.

Lo so, non si festeggiano i compleanni in anticipo, ma sto sempre affacciata alla finestra e domani (4 luglio) è sabato, mi fai gli auguri lo stesso?

Anche se non me li vuoi fare, grazie lo stesso, grazie davvero per esserti affacciata o affacciato così a lungo! E buona lettura, buona visione.

Marco, Un impiegato in favela

World press photo award 2014, John Stanmeyer

Un messaggio

I riflessi della luna pulsano sulle onde, scortati dalle loro creste, avvolti nel loro ventre, fino a confondersi con la schiuma effervescente tra i sassi levigati. È gentile, questo mare. Al suo cospetto, anch’io, come questi uomini, con le braccia tese, rivolgo alla luna il cellulare.

Quattro mesi fa, mi fu affidato dal capo della comunità perché ero forte e giovane: ventidue anni. Le scariche di mitraglia avevano fatto irruzione nel villaggio. Le scorte erano state saccheggiate, le bambine rapite. Anche mia figlia e la mia sposa:

Uomini e maiali

In Finestra su Haiti on 17 giugno 2020 at 09:41

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Dopo un viaggio di sei ore su strade semi-asfaltate, sterrate e poi sempre più erte e strette, a tratti a strapiombo sulla valle, altre volte immerse nel verde della Grand’Anse, dopo quaranta minuti a scarpinare arrivo finalmente alla casa del nonno di Myrline. Ci vivono dodici persone tra figli, nipoti e cognati e tutti insieme mi mostrano la casetta isolata che con tanto impegno stanno costruendo: mancano un pezzo di tetto, due pareti, una porta e due finestre. C’è un piccolo giaciglio e Myrline e le sue tre sorelle, se si stringono e non si muovono troppo, riescono a starci tutte. Kethline, la mamma, riposa sulla sedia di paglia, o per terra, quando è troppo stanca.

Ritorno in città, ma dopo quelle immagini ho solo voglia di spazi aperti, di silenzio, di lasciarmi cullare lo sguardo dalle onde del mare. Cerco un po’ di serenità, ma sulla spiaggia trovo

Il colibrì

In Finestra su Haiti on 10 giugno 2020 at 10:44
 

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

A volte ti senti sopraffare e ti guardi intorno domandandoti se ne valga la pena. Sei a 8.000 km da chi ami, isolato dal resto del mondo, nell’impossibilità di fare piani e di sapere cosa succederà.

Questo il quadro dei prossimi mesi: 4 milioni di persone rischieranno di morire di fame, la stagione ciclonica si preannuncia essere “impattante”, il numero di positivi al covid-19 continuerà ad aumentare e i posti di terapia intensiva sono circa 200 (già esauriti) e solo a Port au Prince, le scuole non riapriranno, il tasso di cambio con il dollaro sarà sempre più sfavorevole e i rincari destabilizzeranno la popolazione, il cui malcontento esploderà in manifestazioni, assalti e violenza.

“Lascia perdere… parti… ma chi te lo fa fare?! Non cambierà mai niente…”

Forse sì, forse queste vocine hanno ragione. Non sarò certo io a fare la differenza e a salvare Haiti.

Poi mi torna in mente la storia del colibrì