un impiegato in favela

Il riso

In Finestra su Haiti on 1 aprile 2020 at 11:46

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

La traduzione letterale è “appiccicato, incollato, scotto”. Insomma, per una buona forchetta italiana come me, qualcosa che suona come poco invitante, ma il riz collé in realtà è riso con fagioli, il piatto nazionale per ogni haitiano che si rispetti.

Sommergetelo di lasagne, gnocchi, aragoste, capretti o polletti, ma se non trova il riso a tavola, l’haitiano non lo considera un vero pasto. E si lamenta!

Ad Haiti la questione “riso” è piuttosto delicata, visto che

COVID-19 nelle favelas, favelas abbandonate

In Finestra sulla favela Rocinha on 26 marzo 2020 at 16:19

Finestra sulla favela (Rocinha), di Un impiegato in favela

(foto di Antonio Spirito)

Il Cristo Redentor è un’opera metaforica che coinvolge la città di Rio de Janeiro come simbolo dell’intera umanità sulla quale il Cristo veglia; l’umanità con i suoi motivi di gioia, le ingiustizie e la violenza. Dalla cima della collina Dois Irmãos, sulla quale giace la favela Rocinha, la vista di Rio de Janeiro è meravigliosa, ma da qui il Cristo è voltato di schiena.

COVID-19 da diverse settimane ha raggiunto l’America Latina ed ha raggiunto il Sudamerica. Il Brasile non è stato risparmiato: ad oggi (26 marzo) conta più di 2.500 casi confermati (aumentati dai circa 200 di metà marzo).

Il Brasile è una realtà vastissima e complessa per varietà geografica, climatica e sociale. Rio de Janeiro include molte di queste diversità. Più di tre milioni dei suoi dieci milioni di abitanti sono costretti nelle più di mille favelas. Le favelas sono afflitte da molte angosce: l’emarginazione etnica (una buona parte della popolazione delle favelas è di origine etnica afro o indigena, in generale ha la pelle più scura che nei quartieri più abbienti che si trovano sull’altro lato della strada) e sociale (le favelas ospitano quelle fasce di lavoratori che sono il motore della città – operai, conducenti di autobus, domestiche – ma che ricevono le retribuzioni più basse); la presenza del narcotraffico e della prostituzione forzata, la miseria diffusa, alimentano ulteriormente la segregazione. Da più di un secolo gli abitanti delle favelas non vedono rispettati i loro diritti fondamentali. Diritto alla salute: la speranza di vita media degli abitanti di favela si aggira attorno ai 65 anni (dall’altro lato della strada le cifre sono paragonabili al nostro Occidente). Per esempio, si muore di malattie in molti luoghi del mondo debellate, quali la tubercolosi (gli spazi ristretti di un’urbanizzazione a tratti incredibilmente caotica aumentano l’umidità e con essa la diffusione dei batteri) ma anche la leptospirosi (il contatto diretto tra essere umano e ratti di fogna è ancora possibile, mentre nell’Occidente civilizzato è stato risolto grazie all’invenzione del sistema fognario); l’AIDS, soprattutto nelle favelas di periferia, le favelas delle favelas, dove è diffuso il crack, che provoca grave degrado e prostituzione forzata.

(foto di Antonio Spirito)

Nella traduzione dell’articolo di UOL si ricorda come un gesto semplice e necessario come lavarsi le mani non possa essere praticato dove l’acqua corrente

La radio

In Finestra su Haiti on 25 marzo 2020 at 13:04

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Giovedì 19 marzo 2020 è stata la festa del papà, ma anche il giorno in cui Haiti ha riscoperto la paura. In epoche quasi dimenticate la popolazione ha vissuto deportazioni, massacri, schiavitù, epidemie. Le cicatrici dei più recenti terremoti, uragani, carestie pulsano ancora sulla pelle di questa gente così caparbia e fiera.

Due casi di COVID-19 ad Haiti. Stato di