un impiegato in favela

Archive for the ‘Finestra sulla favela Rocinha’ Category

Skate di Rocinha

In Finestra sulla favela Rocinha on 17 agosto 2012 at 01:10

La curva a S di Rocinha è la curva della strada principale di Rocinha, la estrada da Gavea, tanto larga da consentire il passaggio di auto e autobus, e dove le auto, le moto e gli autobus e i passanti, bimbi e adulti, si intrecciano vorticosamente dandosi ora la destra e ora la sinistra, ora Inghilterra ora resto d’Europa, sempre a rischio di scontro frontale, che  non avviene mai.

skate di Rocinha

C’è una pista di skate e un parco giochi per bimbi, in un quartiere di Rocinha che sta dalle parti della curva a S; in un quartiere nel quale, anche essendo arrivato in favela da due mesi, potresti non essere ancora capitato. La pista è di quelle a U, con una doppia rampa una di fronte all’altra che, se sei uno skater, percorrendola da parte a parte ripetutamente, ti  consente di prendere velocità e, di volta in volta, giunto su ciascuna delle due cime, di svolgere le acrobazie e le figure tipiche di questo sport. Attorno al parco giochi ci sono un paio di bar e da qui risalgono i vicoli stretti, nel buio se ci vai dopo il tramonto. Leggi il seguito di questo post »

Lontano, dove finisce il mare

In Finestra sulla favela Rocinha on 12 agosto 2012 at 20:24

pinocchio di favela

Chi viene da fuori è subito identificato dai bambini della favela come colui che può dare – quando, di contro, verso nessuno degli abitanti ordinari possono avere la stessa pretesa -, ma non è detto che lo straniero possa farlo effettivamente: se dai due reais a un bimbo dovresti farlo con tutti e non sarebbe facile spiegare il motivo per cui a uno sì e agli altri no. Anche per una questione di responsabilizzazione, meglio un gesto di attenzione e di affetto, o una lezione di italiano o di geografia che possa essere loro utile per pensare di costruirsi un futuro in modo indipendente. Tuttavia, in una bella domenica di sole, se ci si sente in vacanza davanti al mare, alle colline e al cielo di Rio de Janerio, si può fare un eccezione. Così ci si ritrova al tavolo di un chiosco sul lungomare in compagnia di Davide e Junino che si arrampicano felici sul formaggio filante di un cheeseburger diviso a metà e si tuffano in un bicchiere di coca cola. Leggi il seguito di questo post »

Rua 4 di Rocinha, la strada delle case popolari

In Finestra sulla favela Rocinha, Strade di Rocinha on 10 agosto 2012 at 01:39

Mondrian e le case popolari di Rocinha

Questo articolo vuole essere il primo della nuova categoria “strade di Rocinha”, sotto la quale il caro follower, che potrebbe essere un tipo curioso, o uno impegnato a conoscere che cosa c’è aldilà di un muro, oppure un impiegato che desidera sapere che cosa potrebbe vedere se improvvisamente venisse ribaltato dai suoi uffici ad una favela sudamericana; qualsiasi cosa esso sia, chiunque egli sia, potrà conoscere da un luogo remoto, una per una e con ragionevole quantità di dettagli, le strade della favela Rocinha. Se ne avrà voglia potrà condividere con altri, perché una due tre o cento finestre sulla favela sono come altrettanti riflettori, che potrebbero far luce su una favela – emblema di  emarginazione e di abbandono dell’umanità da parte dell’umanità – quel tanto che basta da farla sentire meno sola. Le strade numerate della Rocinha sono 4 (dalla 1 alla 4); la serie dei quattro articoli a queste dedicati parte dalla quarta.

La rua 4 è la strada scoscesa che percorre chi, Leggi il seguito di questo post »

Il gioco delle tre carte

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 5 agosto 2012 at 22:20

Riflettendo sul processo di pacificazione, quel processo che ha visto gli eserciti della BOPE entrare in alcune delle favelas di Rio de Janeiro con l’etichetta di UPP – unidade de policia pacificadora – (la BOPE è un corpo di polizia militare specializzato; si veda anche il film Tropa d’Elite) per porre fine, in quelle favelas, alla fase del potere parallelo degli eserciti del narcotraffico, durata almeno un paio di decenni; viene da chiedersi che fine abbiano fatto i narcotrafficanti, dato che solo una minima parte di questi è stata catturata.

Il gioco delle tre carte

Si dice che la dirigenza si sia trasferita man mano nelle altre favelas non ancora pacificate, per poi spostarsi ancora mentre venivano occupate, e che la manovalanza, in particolare quella incensurata, sia invece rimasta dov’era, riciclandosi dove possibile in mestieri legali. La risposta è plausibile ma sembra spiegare solo una parte: se si fa eccezione per il crack, che è stato proibito dai narcotrafficanti stessi nelle favelas di rispettivo dominio già da prima della pacificazione, perché i suoi effetti sono stati giudicati da questi come sconvenienti per la stabilità dell’ordine pubblico e quindi del loro potere, lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti illegali resta attivo sia nelle favelas che nelle zone del centro e del turismo di massa; inoltre, storicamente ciascuna favela è stata roccaforte di un gruppo specifico in concorrenza con gli altri, pertanto appare improbabile l’ipotesi di alleanze tra i vari gruppi. È possibile che si convinca di aver trovato il pezzo di risposta mancante chi, uscendo dalla favela dove vive e lavora per recarsi a Lapa ad assistere al concerto dei Ponto do Equilibrio, gruppo brasiliano reggae che ha composto la canzone che ha ispirato il titolo di questo diario online, si ritrova ad assistere al tentativo di furto alle persone sbagliate ad opera di un ragazzino. Leggi il seguito di questo post »

Nei volti dei bimbi, speranze e disillusioni

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 29 luglio 2012 at 20:51

A namoraidera

Se ti capita di passare un sabato a Santa Teresa, quartiere di Rio de Janeiro bello e carioca nelle radici, dove puoi gustare la migliore feijoada della tua permanenza in Brasile; se ti capita di passeggiare per i luoghi di artigianato di questo quartiere e di sorridere nell’osservare il  mezzo busto di legno che raffigura una ragazza di pelle nera che, con il viso appoggiato al palmo della mano, guarda il cielo trasognata e sospirante; se ti capita di passare per il parco delle rovine, dove visiti una casa diroccata che è stata uno dei principali centri della belle epoque carioca di fine ‘800; se  questo tuo passaggio è stato preceduto dall’incontro di un giovane che ti fa da guida senza chiederti soldi, sostenendo di essere un’artista che non vende la sua arte e che riesce a vivere comunque arrangiandosi e ti viene in mente una scena di un film di Nanni Moretti; Leggi il seguito di questo post »