un impiegato in favela

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Nei volti dei bimbi, speranze e disillusioni

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 29 luglio 2012 at 20:51

A namoraidera

Se ti capita di passare un sabato a Santa Teresa, quartiere di Rio de Janeiro bello e carioca nelle radici, dove puoi gustare la migliore feijoada della tua permanenza in Brasile; se ti capita di passeggiare per i luoghi di artigianato di questo quartiere e di sorridere nell’osservare il  mezzo busto di legno che raffigura una ragazza di pelle nera che, con il viso appoggiato al palmo della mano, guarda il cielo trasognata e sospirante; se ti capita di passare per il parco delle rovine, dove visiti una casa diroccata che è stata uno dei principali centri della belle epoque carioca di fine ‘800; se  questo tuo passaggio è stato preceduto dall’incontro di un giovane che ti fa da guida senza chiederti soldi, sostenendo di essere un’artista che non vende la sua arte e che riesce a vivere comunque arrangiandosi e ti viene in mente una scena di un film di Nanni Moretti; Leggi il seguito di questo post »

Dall’atterraggio al volo in favela

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 26 giugno 2012 at 18:55

Il racconto del mio arrivo a Rio è molto lungo: doveva esserlo nella prima parte che descrive il percorso dall’aeroporto alla favela perché durante questo percorso non è successo un granché. Consiglio a chi non abbia tempo e voglia di leggere tanto, ma volesse sapere da subito che cosa si prova – o almeno che cosa ho provato io – a volare in una favela, di saltare tutta la prima parte e volare direttamente alle ultime righe, sotto il titolo “Il volo in favela Rocinha“.

All’uscita dell’aeroporto “Antonio Carlos Jobim“, l’aeroporto di Rio de Janeiro, trovo Barbara Olivi e Julio De Rezeende – presidente e vice-presidente della Onlus grazie alla quale mi trovo a Rio de Janeiro – ad aspettarmi con Toca, signore sorridente, tozzo e dalla pelle dura e scura: è il fedele autista che da più di dieci anni accompagna negli spostamenti i primi due, insieme a volontari e collaboratori e visitatori, e nelle occasioni più svariate, a volte liete, a volte drammatiche.

Carichiamo i bagagli sul camioncino di Toca, un plasticone degli anni ’70 italiani, oggi fuori moda  anche a Rio: adesso gli operatori privati  dello spostamento metropolitano – legali o tollerati o illegali che siano – si sono organizzati con camioncini più belli e funzionali. Comunque, quello di Toca è a secco di benzina (a gasolina), fondamentale per avviare un motore ibrido benzina-gas. Dopo una lotta appassionata e corporea che mi ha fatto sentire nella pelle la semplicità di un motore, Toca riesce ad avviare il mezzo e il viaggio comincia, lungo il largo viale che congiunge Ilha do Governador al centro di Rio.

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