un impiegato in favela

Posts Tagged ‘eduardo paes’

Mezz’ora all’entrata della rua dois

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 25 ottobre 2013 at 15:28


Tutti, sì, se tutti potessero vedere e conoscere, quello che succede all’angolo tra la estrada da Gávea e la rua dois, da quando esci e gli autobus strisciano le loro corazze l’una contro l’altra, e cinquanta motociclisti aspettano in coda gridando “caralho!!” con determinazione e ironia, e mai con rabbia; se tutti potessero sapere di quando la rua dois ha l’entrata bloccata da un camion enorme che è lì per cambiare un generatore di elettricità, e perfino le auto dei banditi che risalgono devono tornare indietro, figuriamoci quelle dei poliziotti. Là dove passano i ragazzi che sono vestiti meglio, e forse sono proprio i ragazzi, dico, i ragazzi; se tutti potessero sapere di quando passa Walter, un bimbo che tifa il Vasco e che non è felice che il Vasco stia perdendo, ma che se glielo proponi, è curioso anche di scoprire dov’è la Cina, perché nessuno mai gli ha spiegato che esiste un Paese grande che si chiama Cina dove ci vivono milioni di cinesi. Leggi il seguito di questo post »

Requiem spiritistica per i VAN

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Strade di Rocinha on 18 ottobre 2013 at 23:27

Lo Sciamano è in trance, le nuvole abbracciano le abitazioni della misteriosa e intensa zona alta; lungo il dorso della collina le luci bianche e quelle arancioni compongono sfocate macchie colorate cavalcando una dopo l’altra le fitte gocce dell’umidità tropicale; il teschio del bufalo è stato posto sopra all’ingresso della casa di Macumba per indicare la via agli Spiriti, un bicchiere di cachaça e un sigaro sono stati sacrificati a Zé Pelintra, così ci lascerà svolgere la nostra Solenne Celebrazione. Tutti  i Demoni, gli Spiriti e le Forze della Natura sono qui convocati. Sono il Mastro di Cerimonia e ora mi dileguo: lo Sciamano si è messo in contatto con gli Spiriti dei trapassati passeggeri dei VAN.

Lo Sciamano: “ti sento, chi sei? Presentati.”

Lo Spirito: “chi sei tu?! sei tu che mi hai chiamato!” Leggi il seguito di questo post »

Ritorno in favela

In Finestra sulla favela Rocinha on 30 agosto 2013 at 00:45

le firme dei bimbi della rua três (e di un intruso)

Come un anno fa il VAN di Toca era senza benzina. Qui in Brasile molti motori sono ibridi benzina-gpl e anche se hai il pieno di gpl, per l’accensione un po’ di benzina ti serve. L’anno scorso, quando arrivai per la prima volta in Rocinha, fu Toca a portarmici dall’aeroporto insieme a Barbara e Julio; il serbatoio della benzina era a secco e dovemmo spingere insieme per far partire il suo furgoncino. Quest’anno, percorsa buona parte del largo viale che congiunge l’aeroporto Galeão, o Antonio Carlos Jobim, al resto della città; superate le barriere che da qualche anno impediscono ai turisti internazionali la vista delle favelas del nord appena arrivati così che possano avere un imprinting più positivo, al primo distributore ci siamo arrivati. Poi abbiamo dovuto spingere fino a che qualche goccia di benzina non è risalita fino al punto di accensione del motore. Questa volta spingendo indietro però, anziché avanti come nell’occasione precedente. Non so perché. So che quest’anno il VAN di Toca è un esemplare in via di estinzione, perché il sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes, ha deciso di attuare una riforma dei mezzi pubblici che  ha previsto la repressione dei VAN. Leggi il seguito di questo post »

Elezioni di Rio de Janeiro in favela Rocinha, l’isola che non c’è (PARTE 2)

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 12 ottobre 2012 at 19:58

Leo Comunidade

Il suo slogan elettorale è stato gridato per tre mesi in favela Rocinha – da luglio fino a pochi giorni prima di domenica 7 ottobre 2012, il giorno delle elezioni comunali di Rio de Janeiro – a massimo volume, dai tetti  delle automobili, richiamando un proibidão: un funky di  favela che inneggia all’uso delle armi e istiga alla violenza contro le forze dell’ordine ufficiali, e che è proibito per legge. L’attacco di questo suo slogan una scarica di mitragliatrice, dopo si mitiga nel testo ma non nel tono della voce, urlando che “è un tipo serio” e che “parla sul serio”, e che il numero elettorale da votare, il suo, è 19000. Per votare un sindaco e un consigliere comunale, a Rio de Janeiro, indichi un numero, così un candidato può presentarsi con un soprannome anziché con il suo nome originale. È il caso di Leonardo Rodrigues Lima, candidato consigliere comunale con lo pseudonimo di Léo Comunidade (Comunidade, Comunità, è il nome politicamente corretto per favela). Fa parte della squadra di Eduardo Paes, sindaco uscente ed eletto a grande maggioranza, il 7 ottobre, ad amministrare Rio de Janeiro per il mandato dei prossimi quattro anni, che  vedrà passare dalla ex-capitale del Brasile la finale dei Campionati Mondiali di calcio. Leggi il seguito di questo post »

Elezioni di Rio de Janeiro in favela Rocinha, l’isola che non c’è (PARTE 1)

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 11 ottobre 2012 at 00:43

Eduardo Paes e il suo manifesto elettorale

I muri ricoperti dai manifesti, le strade tappezzate dai volantini, quelli lanciati a manciate dai finestrini delle auto, quelli lasciati andare per terra camminando, in quantità tali  da esporre i passanti a rischio di scivoloni. Le auto viaggiano per la estrada da Gavea, per la via Apia, e per il Caminho do Boiadero, cioè per le strade della favela Rocinha dove le auto riescono a passare, con l’ amplificatore sul tetto e il volume al massimo, annunciando a ritmo funky gli slogan dei candidati, facendo tremare senza sosta i timpani e i muri delle case. Nella estrada da Gavea, all’altezza della Biblioteca Parque, iniziativa del Governo inaugurata in occasione delle precedenti elezioni, e dopo di queste chiusa, e aperta di nuovo in occasione della nuova campagna elettorale (non più di tre mesi fa); dall’altra parte della strada rispetto alla biblioteca, un gruppo di elettori ha occupato uno spiazzo con due vasche enormi piene di ghiaccio e di lattine di  birra da offrire ai passanti a nome dei candidati che sostengono. Per questa nuova occasione di festa non è mancato il supporto del Deejay funky, così qui si è creata una folla che  continuerà a festeggiare tutta la notte, anche ad urne chiuse: scioltosi il ghiaccio, alcuni degli avventori non si faranno scrupoli a  rovesciare  in mezzo alla strada la vasca piena d’acqua generando un’onda lungo la strada e sfiorando una volante della polizia pacificatrice che proprio davanti alla piazzetta si era fermata con i lampeggianti accesi. Nel mezzo del rivolo che scende giù per la collina, si ferma così un’altra camionetta a rinforzo; la musica  continua a pompare, la festa anche. Uno degli animatori ride sbeffeggiante verso il mezzo delle forze dell’ordine che si è appena fermato e fissa provocatoriamente uno dei militari, portandosi indice e medio agli occhi rossi di alcol e di odio, per poi ruotare il polso e rivolgerli nella direzione di quello, come a lanciargli il messaggio: “ti ho visto in faccia e non mi scappi.”. Così una squadra in divisa scende in strada e si avventura a dividere la piccola folla con i soliti fucili e pistole manico alla mano; nessuno si scompone, la musica va avanti, la festa e i balli anche; la squadra di  poliziotti prosegue il suo giro di perlustrazione risalendo la collina: questa volta nessuno dei favelados festaioli si è fatto sorprendere a fumare maconha (marijuana).  Leggi il seguito di questo post »