un impiegato in favela

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Sette istanti

In Finestra MEMO, Finestra su Longacres, Finestra sul Ponte Lambro on 9 aprile 2018 at 17:35

Da Finestra MEMO , Finestra su Longacres, Finestra sul Ponte Lambro, Di A. e Un impiegato in favela

Finestra sulla favela immagini in bianco e nero

Damasco, Siria

Qual è l’istante in cui il sole sorge o tramonta? Lo facevi quel gioco? Hai mai provato a fissarlo con precisione, a cogliere proprio quell’istante al limite tra il giorno e la notte, tra la fine e l’inizio? Io lo so qual è quell’istante: è lo stesso in cui nasce un’idea; lo stesso in cui si prende una decisione, lo stesso in cui si scatta una fotografia e quello in cui qualcuno preme il grilletto e Leggi il seguito di questo post »

Trentotto: la madre di Elijah

In Finestra su Longacres on 30 marzo 2018 at 09:43

Da Finestra su Longacres, Di A.

“Però è vero che ce sta una giustizia, a questo mondo…
Uno soffre, ne passa di tutti i colori, ma poi viene il momento d’esser felici per tutti”.
(Le notti di Cabiria, Federico Fellini)

Finestra su Longacres trentotto

Ciao, il mio nome è Chichi, ho tre figli, nessun marito e da due settimane sono rinchiusa nella cella di una prigione perché ogni giorno, a margine della strada, griglio le carni di manzi e capretti e ogni notte, a margine della stessa strada, offro la mia, di carne.

La mia carne è l’unico patrimonio che posseggo, Leggi il seguito di questo post »

Trentanove: Elijah (con VIDEO)

In Finestra su Longacres on 23 marzo 2018 at 19:31

Da Finestra su Longacres, Di A.

“Set the table, those three extra places:
one for me, one for your doubts, and one for God”
(Elijah, The Coroner’s Gambit, The Mountain Goats)

Trentanove Elijah Finestra sulla favela Zambia Longacres

– Ciao, il mio nome è Elijah. Hey tu, sì, dico proprio a te, affacciati alla Finestra e dimmi come ti chiami!
– Il mio nome è A., Elijah, e vengo da lontano. Se mi affaccio, se ti seguo, mi presti i tuoi occhi?

Ti farò guardare questo mondo dai miei occhi marroni, marroni come i tuoi. Che poi del mio Paese non conosco niente, Leggi il seguito di questo post »

Iraq, insegnare ai bambini nati sotto l’ISIS

In Finestra MEMO on 9 marzo 2018 at 19:07

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

This is the time
because there is no time
(Lou Reed)

Iraq Nina Kimber e Rocco - foto di Giovanni Vezzani

Non c’è mai tempo, nemmeno di raccontare, né di leggere, né di scrivere un post per Finestra MEMO. Perciò proprio adesso è tempo di condividere; ecco un’intervista realizzata da niente di meno che una radio australiana in lingua italiana, per COOPI, e per i bambini iracheni, per far conoscere di loro:

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Un impiegato in favela

Finestra su che cosa?

Quaranta: l’amore ai tempi del colera (amore #3)

In Finestra su Longacres on 25 febbraio 2018 at 22:20

Da Finestra su Longacres, Di A.

… i sintomi dell’amore sono gli stessi del colera.
(L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez)

Finalmente è calata la notte a Lusaka, e così pure il silenzio. La finestra sta per chiudersi, mentre le tende color magenta filtrano il chiaro di luna di una lampadina levata nel cielo ed i pensieri rimangono intrappolati nella stanza, fermi davanti agli occhi. Mi guardo allo specchio e gli stessi pensieri scorrono uno davanti all’altro in ordine casuale, allora mi spoglio dei vestiti e provo a spogliarmi delle preoccupazioni, le lascio cadere tutte a terra sul pavimento, intorno alle caviglie sottili che portano un peso nuovo. Eccoli i miei pensieri, pronti ad essere calpestati, maltrattati e così procedo, li calpesto, li maltratto e li maledico. Tra tutti i pensieri uno rende la notte zambiana più greve: lui, lui che ha attraversato l’oceano per vedere il Cigno e l’Orsa Maggiore, lui che vive sotto un altro cielo. Il silenzio si infrange, incomincia a piovere contro ai vetri sulla finestra chiusa, le gocce bussano forte, esattamente come le mie nocche sulla scrivania. Un suono regolare invade la stanza, è lo squillo del telefono: è lui che si ricorda di aver lasciato la Chioma di Berenice e la Croce del Sud, di aver lasciato me sotto un cielo di tenebra. Non rispondo. Sono sola nel mio Paese, nel Paese che lui ha abbandonato, ed in grembo porto il figlio di un fuggitivo. Ma io il frutto di questo amore avvelenato non posso permettermi di coglierlo: devo sbarazzarmene.

Il telefono continua a squillare. Dell’amore Leggi il seguito di questo post »