un impiegato in favela

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Quaranta: l’amore ai tempi del colera (amore #3)

In Finestra su Longacres on 25 febbraio 2018 at 22:20

Da Finestra su Longacres, Di A.

… i sintomi dell’amore sono gli stessi del colera.
(L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez)

Finalmente è calata la notte a Lusaka, e così pure il silenzio. La finestra sta per chiudersi, mentre le tende color magenta filtrano il chiaro di luna di una lampadina levata nel cielo ed i pensieri rimangono intrappolati nella stanza, fermi davanti agli occhi. Mi guardo allo specchio e gli stessi pensieri scorrono uno davanti all’altro in ordine casuale, allora mi spoglio dei vestiti e provo a spogliarmi delle preoccupazioni, le lascio cadere tutte a terra sul pavimento, intorno alle caviglie sottili che portano un peso nuovo. Eccoli i miei pensieri, pronti ad essere calpestati, maltrattati e così procedo, li calpesto, li maltratto e li maledico. Tra tutti i pensieri uno rende la notte zambiana più greve: lui, lui che ha attraversato l’oceano per vedere il Cigno e l’Orsa Maggiore, lui che vive sotto un altro cielo. Il silenzio si infrange, incomincia a piovere contro ai vetri sulla finestra chiusa, le gocce bussano forte, esattamente come le mie nocche sulla scrivania. Un suono regolare invade la stanza, è lo squillo del telefono: è lui che si ricorda di aver lasciato la Chioma di Berenice e la Croce del Sud, di aver lasciato me sotto un cielo di tenebra. Non rispondo. Sono sola nel mio Paese, nel Paese che lui ha abbandonato, ed in grembo porto il figlio di un fuggitivo. Ma io il frutto di questo amore avvelenato non posso permettermi di coglierlo: devo sbarazzarmene.

Il telefono continua a squillare. Dell’amore Leggi il seguito di questo post »

Quarantuno: l’amore ai tempi del colera (amore #2)

In Finestra su Longacres on 13 febbraio 2018 at 13:50

Da Finestra su Longacres, Di A.

Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che non era possibile vivere altrimenti, né amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell’amore.

(L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez)

finestra sulla favela in love

– Amore mio, e adesso cosa facciamo?
– Adesso scappiamo, scappiamo insieme.

Ciao, il mio nome è Kachana questa è la mia storia. Io e Grace ci amiamo e, ormai da un paio d’anni, viviamo insieme a Bongo, il nostro bulldog dagli occhi storti, in una casetta con giardino a Longacres, nel centro di Lusaka, capitale dello Zambia. Conduciamo una vita regolare: la mattina ci svegliamo alle sette per fare colazione; condividiamo il tragitto in auto fino ai nostri rispettivi uffici, mentre, finalmente, alla radio i bollettini sull’epidemia di colera annunciano il crollo dei contagi; e alla sera ci addormentiamo guardandoci negli occhi dallo stesso cuscino, con le punte dei nasi che si sfiorano. Ma la mia vita al di fuori di Grace non è ugualmente soddisfacente.

Negli anni ho sviluppato una certa insofferenza rispetto al contesto sociale in cui vivo, mi sento in trappola: pregiudizi, prevaricazione e una religiosità psicotica e totalizzante stanno rovinando le mie, le nostre, giornate. Non ho ancora avuto il coraggio di mettere apertamente in discussione la cultura della mia comunità; il ripudio e l’emarginazione mi fanno paura e senza Grace morirei. Vorrei solo Leggi il seguito di questo post »