un impiegato in favela

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Quarantuno: l’amore ai tempi del colera (amore #2)

In Finestra su Longacres on 13 febbraio 2018 at 13:50

Da Finestra su Longacres, Di A.

Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che non era possibile vivere altrimenti, né amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell’amore.

(L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez)

finestra sulla favela in love

– Amore mio, e adesso cosa facciamo?
– Adesso scappiamo, scappiamo insieme.

Ciao, il mio nome è Kachana questa è la mia storia. Io e Grace ci amiamo e, ormai da un paio d’anni, viviamo insieme a Bongo, il nostro bulldog dagli occhi storti, in una casetta con giardino a Longacres, nel centro di Lusaka, capitale dello Zambia. Conduciamo una vita regolare: la mattina ci svegliamo alle sette per fare colazione; condividiamo il tragitto in auto fino ai nostri rispettivi uffici, mentre, finalmente, alla radio i bollettini sull’epidemia di colera annunciano il crollo dei contagi; e alla sera ci addormentiamo guardandoci negli occhi dallo stesso cuscino, con le punte dei nasi che si sfiorano. Ma la mia vita al di fuori di Grace non è ugualmente soddisfacente.

Negli anni ho sviluppato una certa insofferenza rispetto al contesto sociale in cui vivo, mi sento in trappola: pregiudizi, prevaricazione e una religiosità psicotica e totalizzante stanno rovinando le mie, le nostre, giornate. Non ho ancora avuto il coraggio di mettere apertamente in discussione la cultura della mia comunità; il ripudio e l’emarginazione mi fanno paura e senza Grace morirei. Vorrei solo Leggi il seguito di questo post »

Quarantadue: l’amore ai tempi del colera (amore #1)

In Finestra su Longacres on 2 febbraio 2018 at 09:00

Da Finestra su Longacres, Di A.

Anche se l’aria della finestra aveva purificato l’ambiente, rimaneva ancora, per chi l’avesse saputo riconoscere, il sentore tiepido degli amori disgraziati delle mandorle amare.

(L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez)

Quarantadue: l’amore ai tempi del colera (amore #1)

 

[Mercoledì 10 gennaio, ore 7.07PM]

– Amore, non rispondi al telefono, tutto bene? Stasera vorrei stessimo insieme un po’ più a lungo. Lavori sempre, smettila di lavorare che la cena è quasi pronta! Richiamami appena leggi questo messaggio. Mi manchi.

[Mercoledì 10 gennaio, ore 10.21PM]

– Amore, sono preoccupata, ti aspettavo per cena tre ore fa! Ho chiamato in ufficio, ma il centralino dà sempre occupato. Se è successo qualcosa di grave, vieni qui, non startene da solo, proviamo a risolvere insieme. Scrivimi, voglio giusto sapere che stai bene. Ti amo.

Bussano alla porta, sento le chiavi entrare nella serratura, le sento stridere, tuonare. La porta si apre lentamente ed è Leggi il seguito di questo post »

Nina, Kimber e Rocco (t’immagini?)

In Finestra MEMO on 28 gennaio 2018 at 15:12

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Iraq Nina Kimber e Rocco - foto di Giovanni Vezzani

Nei pressi del fiume antico, il fiume ferito dalle scaglie di ferro e cemento del ponte spezzato; tra i cartocci arrugginiti, gli avanzi delle automobili divelte da quelle stesse bombe che si portavano in ventre; tra le lacrime di ferro, immobilizzate nell’attimo dell’esplosione, sospese, insieme ai giochi di plastica dei bimbi ora svaniti; tra le tracce delle scuole piegate di dolore sulla loro stessa pancia, là in fondo, non poi così lontano, diciamo medio lontano, da qualche parte, tra i frammenti degli ospedali, si aggira una bimba che, con gli occhi chiari e sorpresi e con le dita, sfiora gli spiriti degli uomini che stringevano le valvole dei pozzi petroliferi con la faccia fatta nera, la pelle spaccata come terra arida dei contadini che infilavano boccioli nel deserto; la bimba sorride di meraviglia per un palloncino, insieme alla signora anziana che dice di essere sua nonna e che forte del bastone scorge ancora in quell’inferno di frammenti la sua vita di prima; la bimba sorride di meraviglia insieme al fratello più grande, quello dai capelli corvini con la riga a destra, che fende la matita come fosse l’unica arma rimasta per diventare grande.

Ma lasciamo parlare loro, ecco qui sotto Leggi il seguito di questo post »

Quarantatre: l’amore ai tempi del colera

In Finestra su Longacres on 18 gennaio 2018 at 14:31

Da Finestra su Longacres, Di A.

Finestra sulla favela Quarantatre amore ai tempi del colera - pics by Daniela Schiavone

– Hey guys, how are you? Where are you going?
– Fine, thanks. And you? We’re heading to Bauleni.
– Oh really? So, welcome to cholera!

Welcome to cholera è il saluto irriverente di un gruppo di tassisti abusivi lungo la strada che da Leopard Hill porta allo slum di Bauleni, il saluto di chi non ha memoria di una vita senza colera. Lasciamo la Toyota Corona nel cortile di casa, non è prudente entrare nel compound in auto, e ci incamminiamo sotto al sole cocente di un insolito inverno australe in questo sud a sud del mondo. Cammino e sento la pelle pizzicare, si sta formando il segno di una leggera scottatura che domani andrà ad aggiungersi a quell’abbronzatura dorata intervallata sul naso da qualche lentiggine. Sento ancora pizzicare, ma questa volta non è la pelle, è la pioggia di pensieri che mi annebbiano la mente: la vaccinazione a tappeto; i contagiati; devo tornare in ufficio; no hands shaking, non stringere la mano a nessuno; non farti toccare dai bambini; non lasciarti sovrastare dall’empatia, non puoi farci niente. Ripeto le raccomandazioni che mi sono fatta come fossero un mantra, om, fino a quando non arriviamo davanti allo Steve Biko social centre. Ed eccolo là il sorriso candido e luminoso di Daniela, circondata dai sorrisi altrettanto candidi e luminosi dei piccoli del ghetto. La pioggia di pensieri svanisce e all’orizzonte si fa sereno: vengo intercettata dai bambini, alcuni mi accarezzano il viso, altri lasciano scorrere le dita affusolate ed innocenti tra i miei capelli, altri ancora mi prendono per mano ed io non ricordo più dove mi trovo. Riesco solo a pensare che sono così belli che baciandoli vengo assalita dalla voglia di mordere quelle guance soffici e piene come pesche; quelle guance innocenti come le dita che scorrono tra i miei capelli, innocenti come le mani nelle mie mani, innocenti come il sorriso che hanno stampato sulla faccia. E la mia innocenza dov’è, dove si è cacciata? Sento un vuoto lungo lo sterno, forse una volta stava là, tra i seni ed i ventricoli.

Marta è seduta a terra tra la pila di fogli e le matite colorate, Leggi il seguito di questo post »

Nina, Kimber e Rocco (racconto e VIDEO)

In Finestra MEMO on 14 gennaio 2018 at 21:05

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Nina Kimber Rocco Iraq

K.: – togli la scimmietta. N.: – eh? K.: – ho detto: togliti la scimmietta di là dietro! N.: – ah, la scimmietta? me l’ha attaccata il colonnello, non mi dà un tono? K.: – Nina, non stiamo andando a farci una scampagnata. R.: – zitte voi due. K.: – ma è Nina, non vedi?, gira con la scimmietta appesa al didietro. R.: – smettila. K.:- chi, smettila? è lei che… R.: – Kimber, tu smettila; e tu, Nina, togliti di dosso quella stupida scimmietta. N.: – io la tolgo se tu mi dici dove stiamo andando. Poi fa caldo. R.: – andiamo a Qayyarah, ecco dove andiamo, adesso silenzio per favore. K.: – fin laggiù? È lontano. hanno rifatto il ponte crollato? R.: – no, ce n’è uno galleggiante. N.: – uno galleggiante? Galleggiante di quelli che galleggiano? K.: – sì, stupida, e crollerà mentre tu passi e affogherai nel Tigri con la scimmietta, ah ah ah! N.: – zitta tu, mi fai piangere. R.: – zitta, Kimber. K.: – è Nina che non sta mai zitta. N.: – chi, io? R.: – zitte entrambe.

Io me ne sto anche zitta ma la scimmietta non me la tolgo, ecco, e non lo dico a nessuno, tanto sono in coda al convoglio, anzi, la scimmietta chiude il convoglio, ecco. Zitta, zitta e zitta e marciare, Rocco non sa dirci altro e noi non ne sappiamo mai nulla di quello che dobbiamo fare. Ma io lo so lo stesso, dove andiamo, ecco: finiremo oltre Leggi il seguito di questo post »