un impiegato in favela

Quarantadue: l’amore ai tempi del colera (amore #1)

In Finestra su Longacres on 2 febbraio 2018 at 09:00

Da Finestra su Longacres, Di A.

Anche se l’aria della finestra aveva purificato l’ambiente, rimaneva ancora, per chi l’avesse saputo riconoscere, il sentore tiepido degli amori disgraziati delle mandorle amare.

(L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez)

Quarantadue: l’amore ai tempi del colera (amore #1)

 

[Mercoledì 10 gennaio, ore 7.07PM]

– Amore, non rispondi al telefono, tutto bene? Stasera vorrei stessimo insieme un po’ più a lungo. Lavori sempre, smettila di lavorare che la cena è quasi pronta! Richiamami appena leggi questo messaggio. Mi manchi.

[Mercoledì 10 gennaio, ore 10.21PM]

– Amore, sono preoccupata, ti aspettavo per cena tre ore fa! Ho chiamato in ufficio, ma il centralino dà sempre occupato. Se è successo qualcosa di grave, vieni qui, non startene da solo, proviamo a risolvere insieme. Scrivimi, voglio giusto sapere che stai bene. Ti amo.

Bussano alla porta, sento le chiavi entrare nella serratura, le sento stridere, tuonare. La porta si apre lentamente ed è lui, è tornato a casa. Ha una faccia sconvolta, deve essergli accaduto qualcosa di brutto. Senza rendermene conto le lacrime cominciano a scorrermi sulle guance, il suo silenzio mi ha spaventata, ho pensato al peggio. Lo abbraccio, piange anche lui. Domando cosa sia accaduto, ma non riesce a rispondermi, adesso singhiozza. Gli dico di non parlare, allora, l’importante è che sia a casa qui di fronte a me. Mi stringe più forte ed anche il suo pianto si fa più forte, incessante. Gli accarezzo la fronte, ci guardiamo senza proferire parola. Lo bacio mentre continuo ad accarezzare dolcemente quel naso irregolare che lui detesta, ma che a me piace più di ogni altra cosa. Gli sfioro la nuca e sento le mie mani scaldarsi, bagnarsi. Avverto all’improvviso un forte odore, l’odore del sangue, si gira e la camicia della divisa è irrorata di fuoco. Il suo volto si fa blu, è tumefatto; la pelle si spegne; le sue spalle diventano improvvisamente dure e fredde. Grido, inizio a gridare più forte che riesco, grido di terrore. Mi guardo le mani appiccicose, rosse di sangue, e continuo a piangere e a gridare. Mi stringe nuovamente.

– Piccola, non gridare, sono io, guardami negli occhi. Non piangere, sono riuscito a tornare a casa, sono tornato qui da te, qui per te.

Gli occhi sono turgidi, pesti. Cosa gli hanno fatto? Chi è stato? Perché è ridotto così, lui che è sempre corretto e generoso con tutti? I miei muscoli si irrigidiscono, mi fanno male, sento il suo dolore, sento ogni fibra della sua carne, della mia carne.

– Piccola, ascoltami, tu sei forte, lo sai? Non volevo farti questo, non volevo abbandonarti. Io oggi sono morto, mi hanno colpito ed ucciso. Sono morto, amore, ma non potevo lasciarti, proprio non potevo lasciarti senza un ultimo bacio. E sono tornato da te.

Grido, grido fino a sentire stringersi la gola, fino a sentire gli zigomi contrarsi e bruciare. Mi bacia stringendomi la testa tra le mani grandi e mi sussurra che mi ama. Bussano nuovamente alla porta, sento chiamare il mio nome. Apro la porta, ed ecco apparire davanti ai miei occhi i suoi colleghi della polizia. Piangono, guardano lacerati dalla disperazione il pavimento. Uno di loro si avvicina e mi prende il polso.

– Mpoli, cara, siamo addolorati di doverti dare questa notizia, ma oggi è accaduta una vera disgrazia: è deceduto, lo hanno ucciso durante una sommossa.

Ricomincio a gridare, crollo a terra, non può essere vero: lui è qui con me, guardatelo, è tornato a casa da me! Mi giro e lo cerco con lo sguardo, ma non c’è più, è sparito. Le mie mani sono nuovamente pulite e sento un profumo di mandorla avvolgere la stanza; le mandorle amare dei suoi biscotti preferiti. Ho freddo, sono sola, sono sola mentre sono circondata di persone, la stanza non è mai stata così vuota. Sono sola al mondo.

Il 10 gennaio alcune proteste violente hanno infiammato i compounds di Lusaka. La popolazione, stremata dalla fame e dal disagio, ha manifestato contro il decreto di chiusura coatta di mercati ortofrutticoli e ristoranti per il contenimento dell’epidemia del colera. Nel mese di gennaio le attività di mercati, supermercati, scuole e di tutti gli edifici a forte rischio contagio sono state sospese. Negli scontri tra civili e polizia all’interno dello slum di Kanyama, una baraccopoli di trecentomila abitanti, ha perso la vita un giovane poliziotto, linciato dalla folla. La notizia non è stata confermata da fonti ufficiali del Governo.

[Giovedì 11 gennaio, ore 03.54]

– Amore mio, ti prego, rispondi a questo messaggio, dimmi che è solo un brutto sogno. Non voglio un ultimo bacio! Riempimi di baci fino a quando non sarò più in grado di svegliarmi, fino a quando non avrai consumato le mie labbra, il mio respiro. Torna a casa, ti supplico: ho buttato i biscotti alle mandorle, non li preparerò più, perdonami, ma ti prego torna da me.

 

Le foto della gallery sono state scattate negli slums di Kanyama e Bauleni, rispettivamente la baraccopoli più grande e la più piccola della città di Lusaka.

 

 

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