un impiegato in favela

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La radio

In Finestra su Haiti on 25 marzo 2020 at 13:04

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Giovedì 19 marzo 2020 è stata la festa del papà, ma anche il giorno in cui Haiti ha riscoperto la paura. In epoche quasi dimenticate la popolazione ha vissuto deportazioni, massacri, schiavitù, epidemie. Le cicatrici dei più recenti terremoti, uragani, carestie pulsano ancora sulla pelle di questa gente così caparbia e fiera.

Due casi di COVID-19 ad Haiti. Stato di

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TAP TAP, in viaggio ad Haiti

In Finestra su Haiti on 19 marzo 2020 at 12:38

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Ti lanci in mezzo alla strada e cerchi di farlo rallentare. Solo dopo chiedi dov’è diretto e quanto devi pagare per farti lasciare alla tua destinazione. “Sali Sali, al massimo scendi al bivio e aspetti che ne passi un altro!”

Niente stazioni, marciapiedi, fermate segnalate. Niente indicazioni luminose o un qualsiasi indizio che ti possa aiutare a capire quale TAP TAP prendere.

Il trasporto locale ad Haiti funziona così:

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Pollyanna in favela (LA NUOVA FINESTRA)

In Finestra su Haiti on 17 marzo 2020 at 12:48

Giurista, sportiva, amante della natura e dei dolci, curiosa. Mi chiamo Beatrice, le amiche mi chiamano Pollyanna perché… be’ il perché potrà forse risultare evidente a chi vorrà affacciarsi a questa Finestra, per il momento basti dire che mi piace focalizzarmi sul bello del mondo. Mi chiamo Beatrice, o Pollyanna, come preferite, e sono tante cose. Forse ho anche tante personalità, ma remano tutte nella stessa direzione: leggere la vita col sorriso e coi colori. Nonostante tutto.

Cerco di guardare il mondo con occhi di bambina, lasciandomi stupire ogni giorno di questa meraviglia che é il Pianeta Terra.

Ho sempre amato viaggiare e scoprire nuove culture, nuovi piatti e nuove parole; incontrare,  ascoltare e confrontare. Ascoltare… l’ho sempre preferito al parlare perché è il primo passo verso ciò che voglio fare nella vita: imparare ed evolvere a prescindere dall’età anagrafica.

Da qualche anno ho unito tutte queste passioni e lavoro in giro per il mondo, in luoghi incredibili e con persone uniche che rendono le mie giornate speciali e memorabili. E sì, a volte anche un po’ stressanti!

È successo tutto un po’ per caso, anche se mi piace pensare che il disegno era già pronto e dovevo solo trovare i colori giusti per dargli vita e riempirlo dei miei sogni. Ci è voluto coraggio e anche un pizzico di incoscienza: lasciare il percorso da apprendista magistrato, perdere ogni riferimento e uscire da quella comfort-zone che rassicurava, ma non soddisfaceva.

È iniziato tutto grazie ad un’amica, durante un periodo di lacrime e dubbi: un prezioso suggerimento e un briciolo di follia.

Adesso vivo una poesia.

Non che non ci siano paure, lacrime, sconfitte e frustrazioni, ma almeno ho iniziato a vivere e non è più sopravvivere, amando quello che faccio e sentendomi felice. Incondizionatamente. La distanza dall’Italia e dagli affetti è complicata, ma non impossibile da affrontare: richiede impegno, amore, pazienza e dedizione. L’attesa e le farfalle allo stomaco (o pesciolini fritti, come mi piace identificare quella sensazione), sono vibranti e danno serenità e conferme.

Adesso vivo ad Leggi il seguito di questo post »

Alessia in favela (un percorso da completare)

In Finestra su Longacres on 21 gennaio 2020 at 17:54

Da Finestra su Longacres, Di A.

Alessia in favelaIl mio nome è Alessia e questa è una presentazione biografica postuma. Postuma nel senso che la sto scrivendo dopo che la mia Finestra è stata già aperta, vissuta e conclusa. Quando ho aperto la Finestra su Longacres vivevo a Lusaka, dove stavo facendo il sevizio civile. Ho trascorso dei mesi indimenticabili ad occuparmi – insieme ad una ONG italiana – di progetti sulle condizioni di detenzione nelle carceri del paese e di percorsi trattamentali per la reintegrazione dei detenuti nelle comunità di provenienza.

A distanza di due anni, nei quali mi sono trasferita a Milano e ho lavorato come policy advisor all’interno di un grattacielo delle Istituzioni, non è affatto cambiato il senso di appartenenza che ha caratterizzato le mie giornate zambiane. L’appartenenza verso un’umanità dannatamente lontana, ma anche così vicina, ha lasciato spazio alla malinconia. La bellezza improvvisa della via lattea, il sapore della chikanda che è diventato ricordo di casa, le ore in auto con Marcelino, in viaggio su strade infinite scandite solo da nuvoloni incorniciati dall’azzurro brillante, paesaggi mozzafiato e buche, tantissime buche; la fierezza scolpita sui volti e nel portamento di donne e bambine; i consigli paterni di Mr. Andrew: scenderei a patti con il diavolo per affacciarmi ancora un po’ su Pope Square.Alessia in favelaCon il desiderio di aprire presto una nuova Finestra, trascorrerò i prossimi mesi a tentare di invertire rotta senza cambiare tutto ciò che sono e sono stata. Mi chiamo Alessia, adesso ho trent’anni, vorrei che fosse sempre autunno, Leggi il seguito di questo post »

NUVOLE RAPIDE/ OTTO

In Finestra su Longacres on 14 novembre 2018 at 20:59

Da Finestra su Longacres, Di A.


La strada che porta alla prigione di Lusaka si chiama Freedom Road.

Finestra su cosa?