un impiegato in favela

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Passeggiando sulla luna

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 30 maggio 2016 at 13:30

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

passeggiando sulla luna

C’era vento, eravamo investiti dalla sabbia, ci sentivamo ribaltati in un altro mondo, un mondo diverso dal nostro; con la stagione delle piogge che si avvicinava, tempeste di sabbia, sole opaco, cielo vago. Si intravedeva, laggiù, nel mezzo di quella distesa irregolare e infinita di sabbia rossa qua e là interrotta dai disegni bizzarri dei baobab, dalle chiome a ombrello degli alberi di mango, dai profili longilinei delle palme e dalle dita e dalle unghie che gli alberi di caju distendevano verso l’alto come a voler grattare il cielo e che finivano per proiettare all’orizzonte figure orientali, laggiù si intravedeva un aratro di ferro arrugginito trascinato da due bovini dalle lunghe corna che parevano voler assomigliare ai rami dei baobab; più in là, un giovane uomo con due bambini tutti insieme intenti a sovrastare e spintonare un mulo per convincerlo a smuoversi; poi tre uomini dalla lunga tunica che, con la schiena piegata, lavoravano la terra, l’accarezzavano, l’incoraggiavano, la pregavano di essere clemente con loro e con la loro comunità, che aspettava l’esito del loro lavoro nel recinto di paglia di un villaggio di sabbia, dove una combriccola di bimbi accucciati e silenziosi si era riunita protetta da un tetto di rami ad ascoltare qualcuno che raccontava loro qualcosa; ancora, a margine della strada, si vedeva un uomo accovacciarsi e raccogliere al grembo la tunica per cagare; poco distante, si vedevano chiaramente tre giovani che si ritrovavano sotto l’ombra della chioma di un albero a discutere una questione importante, mentre, tra i rigonfiamenti delle radici e della terra, si scorgevano appena due bimbi che viaggiavano nel nulla con un fascio di rami e ramoscelli in equilibrio sul capo. Laggiù si intravedeva anche un uomo che, divincolandosi dalle moto, portava la bicicletta, come tanti fanno a Potiskum (dove però i tanti sono solo uomini, o al limite qualche bambina, perché alle donne è vietato); e poi un bimbo piccolo a torso nudo, dal pancino e il viso rotondi come bolle di sapone scure, che portava avanti una sua battaglia personale e lentissima contro una zolla di terra. Laggiù, ancora, ecco una donna che, solitaria e testarda, mentre procedeva nel nulla lungo un sentiero il cui tracciato solo lei poteva decifrare, sfidava la tempesta che pareva volerle strappare via il lungo velo viola.

La sabbia si era levata in ogni angolo di cielo e ci circondava; dalla corsia opposta della Transahelian Airway giungeva un carico di bestiame e di uomini che scivolava via per dare il cambio ad un’autocisterna di carburante che sulla cima del silos si portava un carico aggiuntivo di carbone; incrociavamo un furgoncino dallo sportello posteriore del quale spuntavano una decina di piedi sospesi a pochi metri dall’asfalto; verso sud ancora sabbia, per terra e in cielo, ma ecco che, prima di avvicinarci a un centro urbano molto grande, ci sorprendeva uno specchio d’acqua in mezzo al quale appena si distingueva il busto nudo di un uomo mimetizzato tra fusti di piante di riso.

Alle porte di Kano

Stiamo per imboccare le porte della città ma un insolito posto di blocco ci obbliga alla fermata: Leggi il seguito di questo post »

Finestra su Lampedusa – Miei cari amici europei

In Altre finestre on 4 marzo 2016 at 16:10

Un’amica cooperante ci consente di aprire un’estemporanea finestra su Lampedusa, per capire meglio che cosa avviene nel corso di un lungo viaggio di un – come lo vogliamo chiamare? – migrante, rifugiato, profugo, verso la nostra Europa. Con una denuncia inquietante.

Il racconto è di Alice Anzivino, con una lunga esperienza di accoglienza a Lampedusa, la storia è di Ndama, pseudonimo di un giovane che conduce una vita reale e che di recente ha fatto esperienza di un sbarco reale e che ci racconta di un altro sbarco mai avvenuto. I disegni a corredo del racconto sono di Francesco Piobbichi. La Finestra riprende la prima pubblicazione di Mediterranean Hope.

“Miei cari amici europei”
La storia di Ndama.

Mediterranean Hope - disegni di Francesco Piobbichi  ripresi da Finestra su Lampedusa

Ndama è un ragazzo senegalese di 22 anni. Bussa alla porta del nostro ufficio di Lampedusa per poter utilizzare internet per contattare la famiglia, gli amici. Ma come per molti altri ragazzi, attraversate le frontiere, i suoi account vengono bloccati, chiudendo l’unica finestra di casa rimasta.
Utilizza il suo tempo per cercare informazioni riguardo ad un naufragio avvenuto poche settimane prima, dove il suo amico è sopravvissuto insieme a poche altre persone e ci domanda se noi sappiamo qualcosa a riguardo.
Torna a trovarci il giorno dopo, con una lettera indirizzata a tutti noi: “Miei cari amici europei”.
Così ci racconta una storia, “la storia vera, reale” sottolinea, la storia che lo riguarda e che riguarda molte persone che come lui stanno affrontando viaggi estenuanti, inseguendo la vita, quando le uniche due scelte che vedono sono o morire o l’Europa.
Con lucidità e consapevolezza, con la sua lettera in mano, a voce alta, seduti sul muretto di un piccolo parco giochi di Lampedusa, inizia il suo racconto.
“Miei cari amici europei”. Il suo viaggio lo vede partire da Agadez in Niger, Leggi il seguito di questo post »