un impiegato in favela

Archive for the ‘Finestra su Haiti’ Category

Au revoir, Haiti (ULTIMO RACCONTO)

In Finestra su Haiti on 28 gennaio 2021 at 11:15

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Torno da Haiti un po’ meno Pollyanna.

Non è facile raccontare cos’è Haiti e come ti travolga, infilandosi sotto la pelle come una minuscola scheggia che lì resterà, nell’impossibilità per il tuo corpo di espellerla, perché, tutto sommato, è qualcosa con cui si riesce a convivere.

Ma ci vuole tempo per adattarsi. E inaspettatamente ti ci scontri e i ricordi riaffiorano. Succede sempre.

In quasi due anni di vita ad Haiti, ho visto cosa voglia dire morire di fame, essere trascinati via dalla corrente impetuosa, perdere la propria famiglia a causa dei conflitti tra bande, ritrovare la propria casa distrutta e non sapere dove andare, avere i piedi di polvere e sangue, essere bruciati vivi per un raffreddore sospetto, prostituirsi per comprare medicine, morire per un rituale vudù.

Tante piccole schegge per chi fa da spettatore. Lacerazioni dell’anima per chi le vive.

Haiti è Leggi il seguito di questo post »

Morire ad Haiti

In Finestra su Haiti on 26 gennaio 2021 at 12:21

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

I funerali ad Haiti sono più sfarzosi dei matrimoni. Famiglie che spendono soldi che non hanno chiedendo prestiti ad amici o facendo collette tra colleghi e conoscenti. Noleggiare limousine e vestito di raso, pagare donne per piangere, affittare spazi pubblicitari, affiggere poster per le strade e spargere fiori e brillantini. Quando c’è un ingorgo per strada e da lontano si intravede una macchia umana in abiti eleganti, rigorosamente in bianco e nero, bisogna rassegnarsi e restare in coda. Clacson vietato: sarebbe una mancanza di rispetto.

Poco importa se con quel defunto, quando era in vita, Leggi il seguito di questo post »

Uomini e maiali

In Finestra su Haiti on 17 giugno 2020 at 09:41

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Dopo un viaggio di sei ore su strade semi-asfaltate, sterrate e poi sempre più erte e strette, a tratti a strapiombo sulla valle, altre volte immerse nel verde della Grand’Anse, dopo quaranta minuti a scarpinare arrivo finalmente alla casa del nonno di Myrline. Ci vivono dodici persone tra figli, nipoti e cognati e tutti insieme mi mostrano la casetta isolata che con tanto impegno stanno costruendo: mancano un pezzo di tetto, due pareti, una porta e due finestre. C’è un piccolo giaciglio e Myrline e le sue tre sorelle, se si stringono e non si muovono troppo, riescono a starci tutte. Kethline, la mamma, riposa sulla sedia di paglia, o per terra, quando è troppo stanca.

Ritorno in città, ma dopo quelle immagini ho solo voglia di spazi aperti, di silenzio, di lasciarmi cullare lo sguardo dalle onde del mare. Cerco un po’ di serenità, ma sulla spiaggia trovo Leggi il seguito di questo post »

Il colibrì

In Finestra su Haiti on 10 giugno 2020 at 10:44
 

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

A volte ti senti sopraffare e ti guardi intorno domandandoti se ne valga la pena. Sei a 8.000 km da chi ami, isolato dal resto del mondo, nell’impossibilità di fare piani e di sapere cosa succederà.

Questo il quadro dei prossimi mesi: 4 milioni di persone rischieranno di morire di fame, la stagione ciclonica si preannuncia essere “impattante”, il numero di positivi al covid-19 continuerà ad aumentare e i posti di terapia intensiva sono circa 200 (già esauriti) e solo a Port au Prince, le scuole non riapriranno, il tasso di cambio con il dollaro sarà sempre più sfavorevole e i rincari destabilizzeranno la popolazione, il cui malcontento esploderà in manifestazioni, assalti e violenza.

“Lascia perdere… parti… ma chi te lo fa fare?! Non cambierà mai niente…”

Forse sì, forse queste vocine hanno ragione. Non sarò certo io a fare la differenza e a salvare Haiti.

Poi mi torna in mente la storia del colibrì Leggi il seguito di questo post »

La città del sole (CON VIDEO)

In Finestra su Haiti on 19 Maggio 2020 at 11:54

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

 

Una doccia a fine giornata rilassa, distende, lava via tutto. Sfoca le immagini, sfuma gli odori, alleggerisce la pressione degli sguardi e delle carezze rubate.

Può anche essere stata una giornata sfiancante, a digiuno, cocente, che non ha nulla del gusto di una giornata caraibica. Ma quella giornata per te finisce: rientri nel tuo appartamento arredato anonimamente e ci trovi l’elettricità, anche se fluttuante, l’acqua corrente, anche se il rubinetto perde, il cibo nel frigorifero e i fuochi per cucinare.

Kimberly e Mickenson, invece, restano là, Leggi il seguito di questo post »