Se ti capita di passare un sabato a Santa Teresa, quartiere di Rio de Janeiro bello e carioca nelle radici, dove puoi gustare la migliore feijoada della tua permanenza in Brasile; se ti capita di passeggiare per i luoghi di artigianato di questo quartiere e di sorridere nell’osservare il mezzo busto di legno che raffigura una ragazza di pelle nera che, con il viso appoggiato al palmo della mano, guarda il cielo trasognata e sospirante; se ti capita di passare per il parco delle rovine, dove visiti una casa diroccata che è stata uno dei principali centri della belle epoque carioca di fine ‘800; se questo tuo passaggio è stato preceduto dall’incontro di un giovane che ti fa da guida senza chiederti soldi, sostenendo di essere un’artista che non vende la sua arte e che riesce a vivere comunque arrangiandosi e ti viene in mente una scena di un film di Nanni Moretti; Leggi il seguito di questo post »
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Nei volti dei bimbi, speranze e disillusioni
In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 29 luglio 2012 at 20:51Le città dei bimbi
In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 23 luglio 2012 at 22:09Ovvero, riflessioni catturate facendo un giro nel centro di Rio nel giorno del massacro di Candelaria.
Quando vivi per un mese in una favela di Rio de Janeiro, una qualsiasi: non è necessario che si tratti della più grande del Sudamerica (la Rocinha), o di una sotto il controllo del narcotraffico (come Jacarezinho), non è necessario che si tratti neanche di quella dove Michael Jackson ha girato un suo video; quando ci vivi per un mese restando pressoché sempre entro i suoi confini, se poi un giorno feriale ti rechi nel centro del commercio e del terziario di Rio de Janeiro per sbrigare alcune commissioni, la prima differenza che percepisci passando dalla favela alla zona urbana legale e riconosciuta ufficialmente è che qui non vedi in giro i bambini: Leggi il seguito di questo post »
Terremoto sotto la finestra
In Finestra sulla favela Rocinha on 12 luglio 2012 at 20:11Dalla finestra di una stanza tropicale e favelada si sentono i mototaxi rombare a tutte le ore del giorno e della notte. Infatti la favela Rocinha è costruita attorno a sole due strade sufficientemente larghe da lasciar passare automobili e autobus; per muoversi altrove (in un’area urbana che ospita 200.000 abitanti) si può andare a piedi oppure prendere un mototaxi; per questo ce ne sono tanti.
Cuccioli selvaggi di Rocinha
In Finestra sulla favela Rocinha on 6 luglio 2012 at 00:17Sono cuccioli di giungla Camile, Renan, Gullherme Sousa e Dadì, quattro intorno ai dieci-dodici anni che, memori della mia generosa offerta di due giorni prima di un bottiglione di Guaranà, quando scendo in piazzetta di sotto dove ci sono i tavolini degli scacchi (ma nessuno gioca mai a scacchi); quando scendo in piazzetta a farmi una cervejinha per conciliare il sonno, memori di quel regalo, mi individuano e mi stanno appresso tutta la sera.
Prima Camile, con dolcezza, mi lascia per qualche minuto e torna con un bicchiere pieno di un intruglio denso che sembra cioccolato, e si mette a mangiarlo in silenzio seduta al tavolo con me, e poi mi fa un disegno sul taccuino; poi arriva Renan, che va più diretto al punto: mi riconosce come quello del Guaranà dunque come uno che potrebbe pagargliene un altro stasera – è pagare il termine che usano, non offrire – e chiede a Camile se le ho pagato io l’intruglio. Anche apprendendo che non l’avevo fatto, mi lascia anche lui una firma… e un omino. È il turno di Gullherme Sousa che autografa pure lui. Infine Dadì, che mi dice come si chiama ma preferisce non scrivere: forse non sa come si fa. Leggi il seguito di questo post »




