Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
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Autunno
In Finestra sulla favela Rocinha on 16 aprile 2014 at 02:00
Finalmente ci scrosciano addosso fiotti d’acqua, e per le strade scorrono fiumi grigi: grigi quando provengono dalle fogne, e rossi di terra roça quando dai cantieri all’aperto. Risali, e più risali e più ti stringe l’abbraccio di una Leggi il seguito di questo post »
Garagem das Letras contro la noia
In Finestra sulla favela Rocinha, Garagem das Letras on 12 aprile 2014 at 16:44– Gringo, tu non puoi saperlo, ma una volta era così tutte le sere, come il venerdì sera, e anche molto meglio di così: c’erano feste dietro a ogni angolo, e la favela… non so come dire… Leggi il seguito di questo post »
Funk
In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 9 aprile 2014 at 02:30Il funk è ovunque, è sempre, il funk è dentro di me, e me lo sento vibrare nel sangue… Um tcha… tcha…um tcha tcha… il funk è fuori, mentre rimbomba sui tetti delle auto, per i vicoli di Rocinha. Il funk parla di me e della mia fidanzata e di quell’altra là; parla dei meninos, dei ragazzi, del nostro mondo, che ti piaccia o no; che tu proibisca il baile funky o una musica… Um tcha… tcha…um tcha tcha... il funk va avanti.
C’è il funk che dice che Hoje eu tô feliz, che oggi sono felice, che hoje eu tô contente, Leggi il seguito di questo post »



