un impiegato in favela

Posts Tagged ‘brasil’

La fuga di Wellington

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 22 settembre 2013 at 11:48

In fondo al beco do rato molhado

Wellington vive nella piazzetta tra la rua três e il beco do rato molhado (il vicolo  del ratto bagnato). Solo qualche volta, quando c’è il pagode – una festa molto amata in favela, che prende il nome dal genere musicale che nel corso della festa viene eseguito –, si spinge fino alla fine della rua três per parteciparvi. È un bimbo di sei o sette anni,  scuro di pelle, con la testa rotonda, i capelli ricci e fitti e i denti storti di chi si è tenuto il pollice in bocca troppo a lungo. Il suo gioco preferito è quando lo prendi tra le braccia e lo fai volare. Appena lo sollevi spalanca la bocca, gli si illuminano gli occhi e ride a singhiozzi e sospiri, facendo del suo meglio per trattenersi, come se temesse che un rumore potrebbe interrompere la magia del gioco. Vive nella piazzetta con un’altra decina di bambini della sua età e altri di età di poco superiore o inferiore. I ragazzi più grandi e gli adulti di solito se ne stanno con sguardo spento in cima alle scalinate che si sviluppano dalla piazzetta, appoggiati ai muri che  la chiudono.

Da quando sono tornato in favela, passeggiando in quel quartiere della Rocinha, spesso trovo Wellington seduto in un angolo da solo Leggi il seguito di questo post »

Camile di Rocinha

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 27 agosto 2013 at 23:07

Camile di Rocinha

Camile è una bimba di nove anni che abita in una stanza alla quale si accede da un cancelletto arrugginito che chiude un angolo della rua Dioneia, nella parte bassa, all’incrocio con la estrada da Gavéa, vicino alla piazzetta dove cominciano la rua quatro e la rua três della favela Rocinha. Ha la pelle olivastra e i lineamenti dolci, gli occhi che sorridono al sole e ama raccogliere i suoi capelli lunghi in trecce. È vivace, e spesso gioca da queste parti correndo su e giù per i vicoli scoscesi, aggrappandosi al retro dei camion, salendo di nascosto sugli autobus (la estrada da Gavéa è una delle tre strade di Rocinha larghe tanto quanto basta perché possa passarci un autobus o un camion, se pur con manovre che sfidano la logica). Leggi il seguito di questo post »

Cuccioli selvaggi di Rocinha

In Finestra sulla favela Rocinha on 6 luglio 2012 at 00:17

Sono cuccioli di giungla Camile, Renan, Gullherme Sousa e Dadì, quattro intorno ai dieci-dodici anni che, memori della mia generosa offerta di due giorni prima di un bottiglione di Guaranà, quando scendo in piazzetta di sotto dove ci sono i tavolini degli scacchi (ma nessuno gioca mai a scacchi); quando scendo in piazzetta a farmi una cervejinha per conciliare il sonno, memori di quel regalo, mi individuano e mi stanno appresso tutta la sera.

Cuccioli selvaggi di Rocinha – Camile

Prima Camile, con dolcezza, mi lascia per qualche minuto e torna con un bicchiere pieno di un intruglio denso che sembra cioccolato, e si mette a mangiarlo in silenzio seduta al tavolo con me, e poi mi fa un disegno sul taccuino; poi arriva Renan, che va più diretto al punto: mi riconosce come quello del Guaranà dunque come uno che potrebbe pagargliene un altro stasera – è pagare il termine  che usano, non offrire – e chiede a Camile se le ho pagato io l’intruglio. Anche apprendendo che non l’avevo fatto, mi lascia anche lui una firma… e un omino. È il turno di Gullherme Sousa che autografa pure lui. Infine Dadì, che mi dice come si chiama ma preferisce non scrivere: forse non sa come si fa. Leggi il seguito di questo post »

Messaggi nella bottiglia da Jacarezinho

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 5 luglio 2012 at 23:50

Vicino all’ingresso della favela Jacarezinho c’è un cavallo scheletrico, bianco vecchio e dagli occhi spenti; è legato a un palo, solo, immobile, e si capisce che sta lì ad aspettare la morte. Ai lati del viale che ti porta all’ingresso della favela ci sono muri di cemento armato e filo spinato; ai piedi di questi, barriere spazzatura. Qualche clochard qui si è ricavato un posto dove dormire.

Sai quando stai entrando a Jacarezinho quando oltrepassi un valico immondizia posizionata in mezzo alla strada a rallentare il passaggio di autoveicoli, quelli della polizia.

Leggi il seguito di questo post »

Dall’atterraggio al volo in favela

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 26 giugno 2012 at 18:55

Il racconto del mio arrivo a Rio è molto lungo: doveva esserlo nella prima parte che descrive il percorso dall’aeroporto alla favela perché durante questo percorso non è successo un granché. Consiglio a chi non abbia tempo e voglia di leggere tanto, ma volesse sapere da subito che cosa si prova – o almeno che cosa ho provato io – a volare in una favela, di saltare tutta la prima parte e volare direttamente alle ultime righe, sotto il titolo “Il volo in favela Rocinha“.

All’uscita dell’aeroporto “Antonio Carlos Jobim“, l’aeroporto di Rio de Janeiro, trovo Barbara Olivi e Julio De Rezeende – presidente e vice-presidente della Onlus grazie alla quale mi trovo a Rio de Janeiro – ad aspettarmi con Toca, signore sorridente, tozzo e dalla pelle dura e scura: è il fedele autista che da più di dieci anni accompagna negli spostamenti i primi due, insieme a volontari e collaboratori e visitatori, e nelle occasioni più svariate, a volte liete, a volte drammatiche.

Carichiamo i bagagli sul camioncino di Toca, un plasticone degli anni ’70 italiani, oggi fuori moda  anche a Rio: adesso gli operatori privati  dello spostamento metropolitano – legali o tollerati o illegali che siano – si sono organizzati con camioncini più belli e funzionali. Comunque, quello di Toca è a secco di benzina (a gasolina), fondamentale per avviare un motore ibrido benzina-gas. Dopo una lotta appassionata e corporea che mi ha fatto sentire nella pelle la semplicità di un motore, Toca riesce ad avviare il mezzo e il viaggio comincia, lungo il largo viale che congiunge Ilha do Governador al centro di Rio.

Leggi il seguito di questo post »