un impiegato in favela

Archive for the ‘Finestra sulla favela Rocinha’ Category

L’uomo delle discariche

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 10 novembre 2013 at 15:12

Non so come si chiami; di lavoro fa l’uomo delle discariche: si immerge a piedi e mani nude nelle rare discariche della Rocinha, tutte a cielo aperto, per recuperare lattine, cartoni, componenti di elettronica da rivendere ai negozi e al centro di riciclaggio. È un signore dalle braccia e dalle gambe scheletriche, dalla pelle scura provata dalle infezioni e dagli occhi gialli. Credo che sul petto gli si possano contare le costole, ma le magliette larghe che indossa ne impediscono la vista. Il suo viso è allungato, i capelli ricci sale e pepe, tenuti molto corti, o forse corti perché non gli crescono più. I denti, pochi e gialli spuntano fuori dalle gengive pallide come se fossero i denti di un teschio; le tempie e le guance sono infestate di macchie e di bitorzoli del colore della muffa, come se sotto vi custodisse un allevamento di vermi che stanno sempre fermi perché provati e rintontiti dalla vita dura. Ha il naso e le orecchie allungati dal tempo e una parlantina veloce e sospirata, forse strozzata da qualche bitorzolo che ha in gola; naso, orecchie e parlantina lo rendono buffo come un personaggio dei fumetti. Leggi il seguito di questo post »

Justin Bieber e le sparatorie

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 5 novembre 2013 at 10:07

Justin Bieber, cantante di fama internazionale, perlopiù idolatrato da adolescenti, in questi giorni si trova a Rio de Janeiro per un concerto, e ha dichiarato di voler visitare una favela, proseguendo una tradizione aperta da Michael Jackson che fu il primo a girare un video-clip in una favela brasiliana – in particolare nella Santa Marta di Rio de Janeiro e nel quartiere Pelourinho di Salvador di Bahia –,  poi portata avanti negli anni da Madonna (anche lei a Santa Marta), da Lady Gaga (a Cantagalo) e da molti altri attori, cantanti e star. Pare che Justin Bieber abbia scelto la Rocinha, dove però nelle ultime notti si sono verificate delle sparatorie. Solo che la vita in Rocinha è tale che appena finiscono gli spari ricominciano i fuochi d’artificio a festa, così ecco quali sono le reazioni del popolo giovane di facebook alla notizia che dà il divo a passeggiare per i vicoli della Rocinha: Leggi il seguito di questo post »

I due fratelli

In Finestra sulla favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 3 novembre 2013 at 18:29

I due fratelli visti da Ipanema, da Antonio Spirito (i suoi riferimenti in “Contatti e accrediti”)

Quando  un riflesso scuro compare sul viso di Wellington, il bimbo che vive nel beco do rato molhado, sul suo volto si riflette il suo futuro più probabile. Con gli occhi opachi e concentrati, fissi su un angolo apparentemente insignificante del vicolo, le sopracciglia corrucciate, le labbra serrate e tristi, la pelle dal colore malsano, prende il volto di chi ha paura di qualcuno o di qualcosa che potrebbe giungere da dietro l’angolo, di chi sa che potrebbe perdere la vita tra un istante e che, in nome della vita,  resta e lotta; prende le sembianze di un essere selvaggio che  scruta tra le fronde della foresta un possibile pericolo o una preda, e di un giovane soldato armato di Roupa Suja che fa la vedetta, seduto all’angolo di una boca de fumo ad aspettare il nulla o la morte. Quando sul volto di Wellington batte questo riflesso, per ingannare la mia, di paura, mi affretto a prenderlo in braccio e a farlo volare, di modo che spieghi la sua bocca larga dai denti storti, e liberi la sua risata emozionata; allora la luce dell’infanzia torna sul suo volto, e Wellington torna a vivere. Leggi il seguito di questo post »

Due novembre

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Storie di Pacificazione on 2 novembre 2013 at 16:14

Anche nella Rocinha, come in molti altri luoghi del mondo, oggi è il giorno dei morti, e la gente compra una candela, oppure incendia una scatoletta di carta creando un piccolo falò per terra, e prega, spesso ad un angolo di un vicolo, meglio se dietro alla parete di una Chiesa, magari nei pressi del luogo dove la persona cara è stata viva per l’ultima volta, e, che si sia comportata bene o male, che sia morto di armi o di malattia, giovane o adulto, le dedica un ricordo. Così, molti angoli e molti vicoli della favela sono decorati di fiammelle e donne e uomini che aspettano in ginocchio che esse brucino fino in fondo; ciascuna fiammella una porta di passaggio tra questo mondo e un altro, un ponte di comunicazione con chi sta proseguendo la sua esistenza altrove. Leggi il seguito di questo post »

Requiem a un gatto di favela

In Finestra sulla favela Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 29 ottobre 2013 at 00:55

Questa è la cronaca della morte di un gatto e di altri esseri viventi, e non solo di questo. Si consiglia a persone sensibili, impressionabili, o a chi si lasci facilmente turbare da temi come la morte e l’agonia, specie se di animali domestici, di evitarne la lettura, o quanto meno di saltare il capoverso centrale, in quanto, affacciandosi alla finestra, si vede il decesso nell’unico modo possibile quando lo si vede affacciandosi a una finestra, cioè così come avviene in tutti i suoi più ripugnanti e tragici particolari. Si avvisa chi decidesse di andare avanti saltando il capoverso che contiene tali impressionanti dettagli, che all’inizio e alla fine della cronaca comunque si racconta di tempeste, di natura, di vita e di morte, ma anche di esseri umani, e che quindi, forse, in questo caso, ci si sentirà meno sconvolti. Si ringrazia chi vorrà affacciarsi senza alcuna preclusione, e soprattutto chi vorrà suggerire il nome del geco. Questo racconto vuole anche lasciare qui appeso al davanzale della finestra un estremo saluto ad eterna memoria del povero gatto.

Quando ci sono vento e pioggia forti, fuori dal nido d’aquila, ti pare di essere stato trascinato nell’occhio di una festa danzante di streghe: Leggi il seguito di questo post »