un impiegato in favela

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Trentacinque: lo Stato siamo noi

In Finestra su Longacres on 12 giugno 2018 at 13:11

Da Finestra su Longacres, Di A.

“All presumptive evidence of felony should be admitted cautiously; for the law holds it better that ten guilty persons escape, than that one innocent party suffer”.

(William Blackstone, Commentaries on the Laws of England, 1765)

MONOLOGO NUMERO DUE

Finestra su Longcres Trentacinque

Quella mattina stavo passeggiando tra i negozi di Cairo Road, stavo pensando a come chiedere alla ragazza che mi piaceva di uscire. Era ottobre, faceva caldo, la stagione delle piogge non sarebbe arrivata prima di due mesi, e mi sentivo stranamente felice, protagonista della mia esistenza. C’era un buon profumo di beef pie per strada, e mi era venuta fame. La gente intorno a me, invece, era nervosa, camminava con il volto crucciato verso il comizio di alcuni sindacati del lavoro. Sentivo gridare con rabbia e mano a mano che mi avvicinavo coglievo sempre più parole, sempre più ostilità e disperazione. Il Paese era diviso in due: il presidente in carica aveva reso gli avversari dei nemici da isolare e umiliare. A me non interessava molto, la politica non mi aveva mai entusiasmato, ma quelle grida mi sembravano un richiamo, ero curioso di sapere quale fosse l’oggetto del contendere, il motivo di tanto trambusto. Nel frattempo mi ero fatto coraggio e avevo scritto a Mathilda un sms per invitarla a mangiare un gelato nel pomeriggio. Lei era bella – bella da perdere le parole – era Leggi il seguito di questo post »

Trentasei: umano, troppo umano

In Finestra su Longacres on 18 Maggio 2018 at 17:54

Da Finestra su Longacres, Di A.

“I’ll show you| that all our fate are so entwined| don’t lose your fate in humankind| just don’t forget my state of mind| is fragile
Together| we can enjoy the taste of dignity| as long as you believe in me| I’ll show you my reality| I’ve seen a few.
There is another refugee”
(Refugee, Laughter Through Tears, Oi Va Voi)

MONOLOGO NUMERO UNO

Finestra su Longacres Zambia:  trentasei

Sono nata nella regione del Katanga, in Repubblica Democratica del Congo, e sono cresciuta senza padre o fratelli: Mobuto Sese Seko ha assassinato tutti gli uomini della mia famiglia. Da sei anni vivo in Zambia, lavoro come infermiera in una clinica della Western Province. Mio marito ed i nostri otto figli invece vivono in un villaggio del Tshikapa, nella regione del Kasai, in Repubblica Democrática del Congo al confine con l’Angola. Prego tutti i giorni affinché non rimangano uccisi dall’esercito, dai ribelli o dalla fame. Dal 1996 ho pianto sei milioni di fratelli, per metà bambini, ma nessuno se ne è preoccupato. A nessuno importa della guerra civile nel Kasai, siamo Leggi il seguito di questo post »

Trentasette: il porcile

In Finestra su Longacres on 7 Maggio 2018 at 13:01

Da Finestra su Longacres, Di A.

– Quindi, riassumendo, mi sta dicendo che in tre celle…

Ndr. Questo racconto era ispirato all’esperienza diretta vissuta in un carcere di un paese dell’Africa meridionale, dove si è constatata una situazione di violazione di diritti umani, fino forse alla tortura. Un carcere remoto e dimenticato.
Ci è stato consigliato da persone che lavorano attorno a quel contesto di eliminare il racconto perché “potenzialmente oltraggioso per le autorità di quel paese”.
Consapevoli della modesta portata di questa finestra, seppur contravvenendo a qualche principio morale, per cautela e sicurezza assecondiamo la richiesta praticando autocensura, sperando che questa scelta possa portare ad una riflessione più approfondita anche presso chi l’ha richiesta, e riservandoci di ri-pubblicare più avanti, dopo averci riflettuto.

Finestra sulla favela continuerà a raccontare nel consueto stile, in forma letteraria, nel rispetto dei fatti e delle persone reali, anche con lo scopo di trattare e rendere noti a chi vi si voglia affacciare umanità trascurata e fatti di ingiustizia.

Finestra su Longacres continua

Le trame di Damasco (con VIDEO)

In Finestra MEMO on 18 aprile 2018 at 00:11

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Per anni si erano uditi fragori dalle montagne, come tuoni lunghi, implacati. Sul nero bastione de’ pianalti la cimasa delle abetaie si accendeva di faville. Della città erano a dolorare le torri, illividite nella tenebra
(Carlo Emilio Gadda, l’Adalgisa)

Tre movimenti, tre schiocchi, devono essere tre. Uno, due e tre. Posso insegnarti questo, nient’altro. Che cos’altro vorresti che ti insegnassi, habibi? Vorresti forse apprendere il significato della vasca al centro di questa piazzola, che un tempo brillava di zampilli di acque sacre e oggi è vuota a tal punto che una bambina si appoggia al suo bordo e, senza bagnarsi, tenendosi da parte, chinata sotto al suo velo, appoggiata appena alle pagine di un libro, scompare nello studio e spera che le fonti tornino a sgorgare? Potrei forse spiegarti il significato delle cupole, immobili sotto al cielo nonostante le bombe, le carezze traditrici del vento che sibila costante dal deserto, i fulmini e il fragore dei mortai? Non riusciresti ad intuire il rumore della pietra che si sgretola, come non potrei spiegarti il significato delle parole sacre: sospese, accarezzano le colonne della moschea e ti attraversano indifferenti.

Cominciamo da principio: sono tre movimenti, ma prima, per favore, prova a raggiungermi, devo conoscerti dal vivo. Non è difficile: Leggi il seguito di questo post »

Ancora un istante

In Finestra MEMO on 13 aprile 2018 at 13:50

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Tappeto siriano artigianale Damasco

Ho fatto una cazzata oggi, ho scattato una foto nella direzione sbagliata e mi sono preso una pallottola in testa. Prima che ciò avvenisse, per arrivare al mio ultimo istante, ho fatto a tempo a raggiungere il valico giacente tra le cime innevate, ho varcato l’arco di cemento armato dalle macchie di ruggine che, stagliandosi sullo sfondo di un cielo azzurro smorto, sostiene la bandiera dalle strisce nera, bianca e rossa e le tre stelle verdi, sventolante timida al cospetto dell’imponente drappo intessuto del volto allampanato dagli occhi chiari scavati e un’ombra di baffi, effigie che di qui in poi ricorrerà su molti edifici, in trasparenza sulle vetrate di alcuni, fluttuante nel vento sui tetti di altri. Ho fatto a tempo ad essere accolto dalla spoglia terra siriana e, Leggi il seguito di questo post »