un impiegato in favela

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Rocinha in movimento continuo

In Finestra sulla favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 22 ottobre 2013 at 00:37

Un raggio di sole filtra nell’oscurità di un vicolo e si riflette sempre sullo stesso punto. Centoventi anni fa c’era un allevamento di buoi, settant’anni fa un gruppo di disertori italiani ha costruito una fazenda e ha dato un nome italiano ad alcune  strade, sessant’anni fa fu asfaltata la estrada da Gávea, e ci facevano le corse automobilistiche; cinquant’anni fa arrivarono i primi migranti dal nordest Leggi il seguito di questo post »

Requiem spiritistica per i VAN

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Strade di Rocinha on 18 ottobre 2013 at 23:27

Lo Sciamano è in trance, le nuvole abbracciano le abitazioni della misteriosa e intensa zona alta; lungo il dorso della collina le luci bianche e quelle arancioni compongono sfocate macchie colorate cavalcando una dopo l’altra le fitte gocce dell’umidità tropicale; il teschio del bufalo è stato posto sopra all’ingresso della casa di Macumba per indicare la via agli Spiriti, un bicchiere di cachaça e un sigaro sono stati sacrificati a Zé Pelintra, così ci lascerà svolgere la nostra Solenne Celebrazione. Tutti  i Demoni, gli Spiriti e le Forze della Natura sono qui convocati. Sono il Mastro di Cerimonia e ora mi dileguo: lo Sciamano si è messo in contatto con gli Spiriti dei trapassati passeggeri dei VAN.

Lo Sciamano: “ti sento, chi sei? Presentati.”

Lo Spirito: “chi sei tu?! sei tu che mi hai chiamato!” Leggi il seguito di questo post »

Colpi d’arma da fuoco di lunedì mattina

In Finestra sulla favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 14 ottobre 2013 at 23:08

I colpi d’arma da fuoco sono secchi e freddi. Sono secchi e freddi quando li senti esplodere tra mura rischiarate dall’aurora di un lunedì mattina.  Passano indifferenti e ti lasciano indifferente. Non importa che ne capiti uno o che arrivino in serie di quattro:  te ne accorgi dopo che sono capitati, e ti lasciano con il dubbio che siano capitati in sogno. Leggi il seguito di questo post »

Dia das crianças visto dall’alto

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 12 ottobre 2013 at 13:41

Era solo una questione di prospettiva, ne sono sempre stato convinto e ora ne ho la dimostrazione.

Vivo con mia nonna nella travessa da liberdade di Rocinha, e insieme a noi vivono almeno altri sei bambini come me, che mi sono fratelli, sorelle, zie, cugini,  chi più simpatico, chi meno. Marianina è la più simpatica di tutti e insieme giochiamo molto, solo che  adesso è andata a vivere con sua mamma, che è mia zia, nella parte alta della favela, così adesso posso giocare con Maria Vitoria, che però è troppo piccola e sta sempre zitta, e ti  guarda con quegli occhi grandi e non si  capisce a che cosa stia pensando. Poi c’è Gabriel, ma anche lui è più piccolo di me ed è solo da qualche settimana che sta cominciando a fare e a dire delle cose sensate. Poi c’è Jonatan, che però ha già sette anni e può uscire  da solo dalla travessa da liberdade, e io sono ancora piccolo per poterlo seguire. Poi c’è Nicolly che è un po’ più grande di me, e fa dei giochi da femmina, tipo truccarsi. Poi c’è la Juju ma lei è proprio grande, la più grande di tutti, è brava a fare la capoeira e va in bicicletta. Così adesso che Marianina si è trasferita con chi gioco? Be’ di giorno lei sta con noi, perché andiamo insieme alla scuolina che sta proprio qui nel nostro vicolo, ma di sera? Be’, vorrà dire che giocherò meno e in compenso starò più largo, sempre sperando che la pancia della nonna sia aumentata per la cerveja e non perché ne sta arrivando un altro. Leggi il seguito di questo post »

Gente del nord

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 11 ottobre 2013 at 00:48

“Vai più piano fratello!”

“Scusi può tenermi questo?”

Un ragazzo camminava veloce davanti al ristorante di Dida. Julio lo prendeva in giro. Tornavamo a casa dopo un aperitivo da Dida, io e Julio, mentre era quasi notte e c’era un vento freddo  su in cima alla collina, vicino all’entrata della rua um, perché l’estate quest’anno ha deciso di arrivare tardi. Appena abbiamo svoltato l’angolo, alla fine del marciapiede, appena dietro all’albero incassato nel marciapiede, un poliziotto ha messo in mano a Julio un salgado e una bicchiere con di refresco dal colore scuro – un guaraná forse – per liberarsi le mani, estrarre la pistola e puntarla addosso a un uomo schiacciato sul cofano di un’auto da un altro poliziotto. Leggi il seguito di questo post »