un impiegato in favela

Archive for the ‘Oltre la favela Rocinha’ Category

Le città dei bimbi

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 23 luglio 2012 at 22:09

Ovvero, riflessioni catturate facendo un giro nel centro di Rio nel giorno del massacro di Candelaria.

Ogni favela è un’isola che non c’è

Quando vivi per un mese in una favela di Rio de Janeiro, una qualsiasi: non è necessario che si tratti della più grande del Sudamerica (la Rocinha), o di una sotto il controllo del narcotraffico (come Jacarezinho), non è necessario che si tratti neanche di quella dove Michael Jackson ha girato un suo video; quando ci vivi per un mese restando pressoché sempre entro i suoi confini, se poi un giorno feriale ti rechi nel centro del commercio e del terziario di Rio de Janeiro per sbrigare alcune commissioni, la prima differenza che percepisci passando dalla favela alla zona urbana legale e riconosciuta ufficialmente è che qui non vedi in giro i bambini: Leggi il seguito di questo post »

Il cammino di Santa Marta, la favela

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 18 luglio 2012 at 22:30

All’inizio c’è l’accesso a un plano inclinado: un trenino che ti porterebbe in alto in poco tempo e senza fatica se scegliessi di arrivarci così, sulla cima della collina Dona Marta, sulla quale si arrampica la favela di Santa Marta. Se invece scegli di passare attraverso i vicoli stretti e ripidi, allora, lasciandoti alle spalle il grande cartello bianco a scritta blu già arrugginito che ha installato il Governo per segnalare la fermata del treno, passerai da una chiesa cattolica piccola e vuota, con le pareti interne intonacate di bianco e un cristo di legno ferito e sanguinante in fondo, dietro all’altare. Ti lascerai alle spalle la chiesa e comincerai a salire e, continuando sulle scalinate strette e ripide ti sembrerà di passare dentro al salotto delle case, tanto sono stretti i vicoli, e, se devierai lo sguardo di poco a fianco, non potrai fare a meno di guardarci dentro: i letti, i tappeti, le cucine, le televisioni e gli stereo, i gatti e una persona che dorme su un materasso steso per terra, proprio davanti alla porta d’ingresso sempre aperta; allora per discrezione  proverai a riportare lo visuale davanti a te, sul cammino che segue.

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Sabato sera di samba a Lapa

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 8 luglio 2012 at 20:23

Monty Python, il senso della vita

Lapa è un quartiere prima abbandonato ora, ristrutturato, meta di turismo brasiliano ed estero (dei gringos, direbbe un favelado); luogo di commercio, offre anche ristoranti e locali di musica e vita notturna. La mia amica  Tania, che collabora con la mia Onlus, mi porta in un locale tra quelli che spingono di più. Il locale è organizzato su tre piani, offre una bella mostra di oggetti provenienti dalla borghesia medio-alta brasiliana del novecento: da strumenti musicali tipici del samba a carrozze e abiti. L’ingresso costa i 35 reais senza consumazione, cifra che a me pare esagerata anche se – me ne rendo conto ripensandoci ora – equivalgono a 12 euro circa; è che in Rocinha con 6 reais ci si procura un pasto che, tra carne riso e fagioli e farofa (una farina molto nutriente a base di manioca che accompagna tutti i pasti), basta per tutta la giornata. Leggi il seguito di questo post »

Messaggi nella bottiglia da Jacarezinho

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 5 luglio 2012 at 23:50

Vicino all’ingresso della favela Jacarezinho c’è un cavallo scheletrico, bianco vecchio e dagli occhi spenti; è legato a un palo, solo, immobile, e si capisce che sta lì ad aspettare la morte. Ai lati del viale che ti porta all’ingresso della favela ci sono muri di cemento armato e filo spinato; ai piedi di questi, barriere spazzatura. Qualche clochard qui si è ricavato un posto dove dormire.

Sai quando stai entrando a Jacarezinho quando oltrepassi un valico immondizia posizionata in mezzo alla strada a rallentare il passaggio di autoveicoli, quelli della polizia.

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Dall’atterraggio al volo in favela

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 26 giugno 2012 at 18:55

Il racconto del mio arrivo a Rio è molto lungo: doveva esserlo nella prima parte che descrive il percorso dall’aeroporto alla favela perché durante questo percorso non è successo un granché. Consiglio a chi non abbia tempo e voglia di leggere tanto, ma volesse sapere da subito che cosa si prova – o almeno che cosa ho provato io – a volare in una favela, di saltare tutta la prima parte e volare direttamente alle ultime righe, sotto il titolo “Il volo in favela Rocinha“.

All’uscita dell’aeroporto “Antonio Carlos Jobim“, l’aeroporto di Rio de Janeiro, trovo Barbara Olivi e Julio De Rezeende – presidente e vice-presidente della Onlus grazie alla quale mi trovo a Rio de Janeiro – ad aspettarmi con Toca, signore sorridente, tozzo e dalla pelle dura e scura: è il fedele autista che da più di dieci anni accompagna negli spostamenti i primi due, insieme a volontari e collaboratori e visitatori, e nelle occasioni più svariate, a volte liete, a volte drammatiche.

Carichiamo i bagagli sul camioncino di Toca, un plasticone degli anni ’70 italiani, oggi fuori moda  anche a Rio: adesso gli operatori privati  dello spostamento metropolitano – legali o tollerati o illegali che siano – si sono organizzati con camioncini più belli e funzionali. Comunque, quello di Toca è a secco di benzina (a gasolina), fondamentale per avviare un motore ibrido benzina-gas. Dopo una lotta appassionata e corporea che mi ha fatto sentire nella pelle la semplicità di un motore, Toca riesce ad avviare il mezzo e il viaggio comincia, lungo il largo viale che congiunge Ilha do Governador al centro di Rio.

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