un impiegato in favela

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Pensieri a caso poco prima di una partenza

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 8 aprile 2016 at 13:29

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Finestra sulla favela: ricapitolando

Vado vai, vado che almeno per un po’ fa bene dimenticarsi, dimenticare se stessi; lasciare indietro i passi avanti, gli obiettivi, i termosifoni, il canone rai, la neve e gli sci; lasciare a casa gli occhiali da sole, i balli, l’aperitivo, le vacanze d’agosto, la maratona metropolitana, la primavera, il libro in più, la doccia calda, la chitarra, il corso di cucina e quello di teatro, l’ultimo postumo di David Bowie, dimenticare tutto questo per ricordarsi. Ricordare se stessi, che veniamo dalla terra, abitiamo nella foresta, tra due pareti di lamiera, di fango o di ghiaccio, che siamo bambini che sorridono a tutto e tirano i capelli (lo fanno ovunque); ritrovare il colore della pelle, la capacità di aspettare, la pazienza di non fare altro che vivere, solo vivere, restare liberi e disoccupati, ricordare la necessità di fuggire, di sfuggire a un pericolo, di salutare, di stringere una mano, di saper dire una parola gentile, dirla non solo per cortesia ma anche per trarne un vantaggio (è così che si sopravvive): ricordarsi che siamo umani e abbiamo secondi fini, che abbiamo quelli e nient’altro, ricordarsi di non avere nulla e che per questo dobbiamo lottare per ottenere qualcosa ogni singola giornata di cui riusciamo a vedere il tramonto; ricordarsi di essere, di essere qualcosa o qualcuno su questo pianeta, in questo stato, in questo momento storico, ovunque e sempre.

Sono convinto che sia del tutto comprensibile che tu ti senta più coinvolto emotivamente per un evento terribile, Leggi il seguito di questo post »

Aprire la nuova Finestra sulla favela… dove?

In Finestra sulla Nigeria (del nord), Uncategorized on 4 aprile 2016 at 12:26

Vado, dai

Vado dai, vado, di nuvo per provare a far parte di una sola umanità, di un solo pianeta. Dove vado? Magari già lo sai, se te l’ho detto io. Se non lo sai, fammi giocare un po’, te lo dico tra qualche giorno, intanto, se ti va, se sei curioso di saperlo, affacciati alla finestra! Condividi, invita! Se vuoi c’è pure l’evento facebook al quale iscriversi -> http://www.facebook.com/events/1671080866493710/
Marco, Un impiegato in favela
#finestrasullafavela
https://finestrasullafavela.wordpress.com/

Finestra su Lampedusa – Miei cari amici europei

In Altre finestre on 4 marzo 2016 at 16:10

Un’amica cooperante ci consente di aprire un’estemporanea finestra su Lampedusa, per capire meglio che cosa avviene nel corso di un lungo viaggio di un – come lo vogliamo chiamare? – migrante, rifugiato, profugo, verso la nostra Europa. Con una denuncia inquietante.

Il racconto è di Alice Anzivino, con una lunga esperienza di accoglienza a Lampedusa, la storia è di Ndama, pseudonimo di un giovane che conduce una vita reale e che di recente ha fatto esperienza di un sbarco reale e che ci racconta di un altro sbarco mai avvenuto. I disegni a corredo del racconto sono di Francesco Piobbichi. La Finestra riprende la prima pubblicazione di Mediterranean Hope.

“Miei cari amici europei”
La storia di Ndama.

Mediterranean Hope - disegni di Francesco Piobbichi  ripresi da Finestra su Lampedusa

Ndama è un ragazzo senegalese di 22 anni. Bussa alla porta del nostro ufficio di Lampedusa per poter utilizzare internet per contattare la famiglia, gli amici. Ma come per molti altri ragazzi, attraversate le frontiere, i suoi account vengono bloccati, chiudendo l’unica finestra di casa rimasta.
Utilizza il suo tempo per cercare informazioni riguardo ad un naufragio avvenuto poche settimane prima, dove il suo amico è sopravvissuto insieme a poche altre persone e ci domanda se noi sappiamo qualcosa a riguardo.
Torna a trovarci il giorno dopo, con una lettera indirizzata a tutti noi: “Miei cari amici europei”.
Così ci racconta una storia, “la storia vera, reale” sottolinea, la storia che lo riguarda e che riguarda molte persone che come lui stanno affrontando viaggi estenuanti, inseguendo la vita, quando le uniche due scelte che vedono sono o morire o l’Europa.
Con lucidità e consapevolezza, con la sua lettera in mano, a voce alta, seduti sul muretto di un piccolo parco giochi di Lampedusa, inizia il suo racconto.
“Miei cari amici europei”. Il suo viaggio lo vede partire da Agadez in Niger, Leggi il seguito di questo post »

A Milano, in Sierra Leone

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, Finestra sulla terra on 1 marzo 2016 at 11:54
Un cuore per la Sierra Leone

da “Un cuore per la Sierra Leone” di Alessandro Gadolfi, con COOPI

Sierra Leone, 2015 (© Alessandro Gandolfi/Parallelozero)

L’anacardio non è solo una nocciolina da sgranocchiare all’ora dell’aperitivo. In molti paesi in via di sviluppo, come nella Sierra Leone devastata da ebola, migliaia di persone sopravvivono grazie alla produzione e alla vendita di questa noce.

Questa sera (martedì 1 marzo) alle 18, se avete tempo e siete a Milano, venite all’Expo Gate di fronte al Castello Sforzesco. Si inaugura la mostra fotografica “Un cuore per la Sierra Leone”.

Con Alessandro Gandolfi, COOPI, Coop Lombardia e Finestra sulla favela aperta in platea.

Nell’attesa di nuovi racconti…

In Finestra sulla Sierra Leone, Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 17 febbraio 2016 at 18:56

…si fanno i compiti!

Vòlli, e vòlli sèmpre, e fortissimaménte vòlli.
V. Alfieri
#finestrasullafavela
https://finestrasullafavela.wordpress.com/
(photo by Ahmed Mohamed)

(photo by Ahmed Mohamed)

(photo by Ahmed Mohamed)