un impiegato in favela

In bilico

In Finestra su Haiti on 10 aprile 2020 at 10:40

Finestra su Haiti, di Pollyanna in favela

Haiti conosce molti “anni zero”. Ogni volta che una catastrofe si abbatte sul Paese, alla disperazione si sostituisce la voglia di ripartire, un’energia che trova la sua sorgente nel DNA di chi ha dimostrato di saper resistere e rialzarsi, sempre, nonostante tutto. Sì, ma come? L’uragano Matthew ha distrutto il Sud-Est di Haiti nell’Ottobre 2016, uccidendo centinaia di persone, sradicando case, sbriciolando strade e lasciando un immenso vuoto al suo passaggio. 

A distanza di quasi quattro anni, in una fase storica mondiale ai limiti del distopico, lo scenario a Port Salut è ancora lo stesso. Qualcuno vive ancora nelle tende dei campi profughi, qualcuno ha abbandonato la propria casa e vive nei bungalow dell’hotel in costruzione, occupato perché tanto nessuno più se ne interessa: nessuno viene a reclamare alcun diritto sullo stesso, nessuno pensa che ne valga ancora la pena.

C’è chi vende qualche verdura sulla strada e chi si improvvisa muratore; qualcuno rattoppa i buchi per strada e chiede ai passanti una piccola donazione o prende una moto in prestito per offrire il servizio di moto-taxi (*). Qualcuno cucina e si incammina, con un secchiello pieno di biscotti, spuntini, pesciolini essiccati, confidando che qualche viandante affamato voglia assaggiare le proprie preparazioni; altri lavorano nei pochi locali ancora aperti per quella decina di avventori che non si rassegna alla generale mestizia e che, ahinoi, alleggerisce i pensieri con un sorso di Rhum o di Clairin (una specie di grappa haitiana a base di canna da zucchero). Qualcuno esagera, soccombe o si fa assalire dalla pazzia, e lo trovi a vagare seminudo per le strade a chiedere un dollaro o qualcosa da mangiare.

E nel weekend i pescatori del mattino diventano i venditori ambulanti del pomeriggio, con lavorazioni artigianali di cappelli e borse di fibre di foglie di banano, per poi, la sera, tornare ad indossare i panni di genitori e tornare a casa con una manciata di spicci e un po’ di riso per i bambini.

In modo raffazzonato, disordinato, improvvisato, in bilico e all’haitiana… ma bisogna ricominciare. Sempre.

(*) ndr a proposito di moto-taxi, conosciuti quelli di Haiti, vorremmo presentarti quelli di Rio, basta un click qui, ci troverai anche un invito ad attivarsi in favore degli ultimi.

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