un impiegato in favela

Posts Tagged ‘bambini di strada’

Il gioco delle tre carte

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 5 agosto 2012 at 22:20

Riflettendo sul processo di pacificazione, quel processo che ha visto gli eserciti della BOPE entrare in alcune delle favelas di Rio de Janeiro con l’etichetta di UPP – unidade de policia pacificadora – (la BOPE è un corpo di polizia militare specializzato; si veda anche il film Tropa d’Elite) per porre fine, in quelle favelas, alla fase del potere parallelo degli eserciti del narcotraffico, durata almeno un paio di decenni; viene da chiedersi che fine abbiano fatto i narcotrafficanti, dato che solo una minima parte di questi è stata catturata.

Il gioco delle tre carte

Si dice che la dirigenza si sia trasferita man mano nelle altre favelas non ancora pacificate, per poi spostarsi ancora mentre venivano occupate, e che la manovalanza, in particolare quella incensurata, sia invece rimasta dov’era, riciclandosi dove possibile in mestieri legali. La risposta è plausibile ma sembra spiegare solo una parte: se si fa eccezione per il crack, che è stato proibito dai narcotrafficanti stessi nelle favelas di rispettivo dominio già da prima della pacificazione, perché i suoi effetti sono stati giudicati da questi come sconvenienti per la stabilità dell’ordine pubblico e quindi del loro potere, lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti illegali resta attivo sia nelle favelas che nelle zone del centro e del turismo di massa; inoltre, storicamente ciascuna favela è stata roccaforte di un gruppo specifico in concorrenza con gli altri, pertanto appare improbabile l’ipotesi di alleanze tra i vari gruppi. È possibile che si convinca di aver trovato il pezzo di risposta mancante chi, uscendo dalla favela dove vive e lavora per recarsi a Lapa ad assistere al concerto dei Ponto do Equilibrio, gruppo brasiliano reggae che ha composto la canzone che ha ispirato il titolo di questo diario online, si ritrova ad assistere al tentativo di furto alle persone sbagliate ad opera di un ragazzino. Leggi il seguito di questo post »

Nei volti dei bimbi, speranze e disillusioni

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 29 luglio 2012 at 20:51

A namoraidera

Se ti capita di passare un sabato a Santa Teresa, quartiere di Rio de Janeiro bello e carioca nelle radici, dove puoi gustare la migliore feijoada della tua permanenza in Brasile; se ti capita di passeggiare per i luoghi di artigianato di questo quartiere e di sorridere nell’osservare il  mezzo busto di legno che raffigura una ragazza di pelle nera che, con il viso appoggiato al palmo della mano, guarda il cielo trasognata e sospirante; se ti capita di passare per il parco delle rovine, dove visiti una casa diroccata che è stata uno dei principali centri della belle epoque carioca di fine ‘800; se  questo tuo passaggio è stato preceduto dall’incontro di un giovane che ti fa da guida senza chiederti soldi, sostenendo di essere un’artista che non vende la sua arte e che riesce a vivere comunque arrangiandosi e ti viene in mente una scena di un film di Nanni Moretti; Leggi il seguito di questo post »

Le città dei bimbi

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 23 luglio 2012 at 22:09

Ovvero, riflessioni catturate facendo un giro nel centro di Rio nel giorno del massacro di Candelaria.

Ogni favela è un’isola che non c’è

Quando vivi per un mese in una favela di Rio de Janeiro, una qualsiasi: non è necessario che si tratti della più grande del Sudamerica (la Rocinha), o di una sotto il controllo del narcotraffico (come Jacarezinho), non è necessario che si tratti neanche di quella dove Michael Jackson ha girato un suo video; quando ci vivi per un mese restando pressoché sempre entro i suoi confini, se poi un giorno feriale ti rechi nel centro del commercio e del terziario di Rio de Janeiro per sbrigare alcune commissioni, la prima differenza che percepisci passando dalla favela alla zona urbana legale e riconosciuta ufficialmente è che qui non vedi in giro i bambini: Leggi il seguito di questo post »

Terremoto sotto la finestra

In Finestra sulla favela Rocinha on 12 luglio 2012 at 20:11

Dalla finestra di una stanza tropicale e favelada si sentono i mototaxi rombare a tutte le ore del giorno e della notte. Infatti la favela Rocinha è costruita attorno a sole due strade sufficientemente larghe da lasciar passare automobili e autobus; per muoversi altrove (in un’area urbana che ospita 200.000 abitanti) si può andare a piedi oppure prendere un mototaxi; per questo ce ne sono tanti.

formula uno in favela

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Cuccioli selvaggi di Rocinha

In Finestra sulla favela Rocinha on 6 luglio 2012 at 00:17

Sono cuccioli di giungla Camile, Renan, Gullherme Sousa e Dadì, quattro intorno ai dieci-dodici anni che, memori della mia generosa offerta di due giorni prima di un bottiglione di Guaranà, quando scendo in piazzetta di sotto dove ci sono i tavolini degli scacchi (ma nessuno gioca mai a scacchi); quando scendo in piazzetta a farmi una cervejinha per conciliare il sonno, memori di quel regalo, mi individuano e mi stanno appresso tutta la sera.

Cuccioli selvaggi di Rocinha – Camile

Prima Camile, con dolcezza, mi lascia per qualche minuto e torna con un bicchiere pieno di un intruglio denso che sembra cioccolato, e si mette a mangiarlo in silenzio seduta al tavolo con me, e poi mi fa un disegno sul taccuino; poi arriva Renan, che va più diretto al punto: mi riconosce come quello del Guaranà dunque come uno che potrebbe pagargliene un altro stasera – è pagare il termine  che usano, non offrire – e chiede a Camile se le ho pagato io l’intruglio. Anche apprendendo che non l’avevo fatto, mi lascia anche lui una firma… e un omino. È il turno di Gullherme Sousa che autografa pure lui. Infine Dadì, che mi dice come si chiama ma preferisce non scrivere: forse non sa come si fa. Leggi il seguito di questo post »