un impiegato in favela

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Libera Freetown

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 20 settembre 2015 at 13:26

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

freetown la città libera

We go was ebola

Sciacqua via l’ebola, fa’ che l’ebola era

Liberaci dai monsoni e dalle macerie

Liberaci dagli stadi per gli sfollati

La città libera dall’alto è come il mercato della Sanni Abacha street: Leggi il seguito di questo post »

Monsoni e macerie

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 18 settembre 2015 at 18:51

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

monsoni e macerie

Un italiano e un sierraleonese commentano il nubifragio di mercoledì sedici settembre.

– E io che a settembre pensavo di essermela cavata. Poi ad agosto non ha neanche piovuto sempre… “sempre!”, dicevano, “pioverà giorno e notte!”, ribadivano ridendo di me che mi preoccupavo: “ma possibile che vada a piovere proprio tutti i giorni? Proprio tutti i giorni giorno e notte?” “Sì, sì, proprio tutti i giorni!”, e giù risate, “giorno e notte!”. Ridete, ridete… poi vedremo chi aveva ragione. E infatti, come volevasi dimostrare, ad agosto ha piovuto quasi sempre, ma non è che abbia piovuto proprio ogni giorno: quelle tre o quattro giornate di pieno sole ci sono pure state. “Sarà stato un agosto clemente di pioggia. Mi è andata bene”, mi dicevo che intanto si era fatto l’inizio di settembre, “e quelli là che ridevano, come al solito, esageravano”. A settembre inoltrato ho capito dove stava l’inghippo: quelli là che ridevano di me si confondevano, sì, si sbagliavano… ma confondevano agosto con settembre.

– Agosto o settembre che sia, ieri è arrivato il monsone, e dicono che resterà per cinque giorni, la città si è bloccata.

– Ieri, dal balcone, si vedevano il cielo e la terra comunicare con un muro d’acqua, gli alberi si chinavano umiliati. È arrivata a Leggi il seguito di questo post »

Un fine settimana in guerra (riedizione)

In Finestra sulla favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 11 settembre 2015 at 11:14

Da Finestra sulla favela (Rocinha), di Un impiegato in favela

In occasione dell’anniversario di guerre note, la Finestra ricorda che ci sono state e sono in corso guerre silenziose, silenziose per chi non le vive; e torna ad affacciarsi sulla favela Rocinha, riproponendo”Un fine settimana in guerra” rivisitato (nel seguito). Ancora, La moschea di Gheddafi racconta di una guerra che fu silenziosa fino a quando non finì: la guerra dei diamanti.

Due volanti della polizia pacificatrice sfrecciano a sirene spiegate lungo l’Avenida Niemeyer. Sorpassano pericolosamente il van che mi sta portando a casa, rischiando di farlo ribaltare. Due sguaiati passeggeri, agitando una bottiglia di whiskey svuotata per tre quarti, perdono l’equilibrio, urtano il cobrador, sgomitano ai danni di una signora anziana seduta al suo posto con le braccia incrociate che chissà che cosa ci sta a fare a bordo del van a quest’ora. Il cobrador, già stanco di una notte di lavoro ormai sul finire mentre si sono fatte le quattro del mattino, infastidito dai giovani festaioli storce la bocca e dà voce alla riflessione che qualcosa deve essere capitato in Rocinha, di nuovo. Uno degli ubriachi, avendo frainteso le parole del cobrador, gli intima di non parlare male della Rocinha e si merita un rimprovero, cachaçeiro che non sei altro. Gli altri passeggeri fissano la notte fuori dai finestrini, ciascuno rivolgendo un pensiero alla Rocinha.

Raggiunto il viadotto che separa São Conrado dalla favela, quello sotto al quale, qualche anno fa, bimbi di strada andavano a rifugiarsi dalla notte e dalla solitudine; raggiunto il viadotto, il van si ferma e i suoi passeggeri scendono con qualche apprensione; io con loro. L’atmosfera è tesa: non è quella festosa del sabato notte, e le baracche del camelodromo, di solito illuminate e accoglienti fino a tardi, hanno le saracinesche sbarrate e si confondono l’una con l’altra nel buio pesto. Superata l’ultima baracca, si apre la vista alla passarela, e poi a una camionetta nera della polizia militare, e poi ad una seconda e a una terza: un’intera truppa di militari si accalca dalle parti del passaggio pedonale, all’imbocco della via Ápia, in compagnia del giovane popolo della notte. Quando è festa, qui si riunisce a bere, ad ascoltare musica, a corteggiare e a farsi corteggiare, ma questa volta appare sfoltito e gli occhi di chi è rimasto, già resi opachi dalla notte di vizi, appaiono segnati da una vena di ansia.

Alzando lo sguardo sulla collina, l’area di solito illuminata dalle brillanti fragili lampadine che gli abitanti lasciano accese davanti agli usci è un’enorme macchia nera, e la musica tace. Sale l’attenzione e si scorgono le tracce di uno scenario di guerra, e non solo per la presenza delle armi della polizia militare che non direbbero niente di nuovo: Leggi il seguito di questo post »

La moschea di Gheddafi

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 6 settembre 2015 at 12:46

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

Perché hai pianto la prima volta?

Perché sei nato?

Per un giocattolo rotto?

Per un ginocchio sbucciato?

Per un abbraccio negato?

Per un bacio mai dato?

Per un cazzotto incassato?

Per un braccio spezzato?

Per un calcio di fucile nei denti?

Per l’auto esplosa?

Per essere dovuto scappare?

Per casa tua carbonizzata?

Per tua figlia carbonizzata?

undici settembre la moschea di gheddafi sierra leone

– Che cos’è questa cosa? Puoi spegnere la radio, Madieu?

– Ahahah! È una canzone molto popolare, di un gruppo sudafricano, fa: “perché hai pianto la prima volta?”. A me piace ridere comunque. Spengo.

Madieu ha una risata dirompente. Ogni volta che si legge “ahahah” tra le righe di Madieu, bisogna immaginarsi il suo volto rotondo arricciarsi all’improvviso al confine delle sue grandi narici come se si sforzasse invano di trattenere una bolla di felicità che, rilasciata dal petto generoso, presa velocità lungo la trachea, è decollata da quel volto prima arricciato che ora si espande di stupore e divertimento.

– Che cos’è quella cupola, Madieu?

– È la moschea di Gheddafi. L’ha donata al Leggi il seguito di questo post »

Traffico

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 5 settembre 2015 at 15:45

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

– Madieu! Dove vai? Vai contromano?

– Ahah! Mr. Marco, non è contromano.

traffico sierraleonese

– Come non è contromano? C’è un cartello tanto “divieto di accesso”.

– Perché questa mattina Leggi il seguito di questo post »