un impiegato in favela

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La fuga di Wellington

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 22 settembre 2013 at 11:48

In fondo al beco do rato molhado

Wellington vive nella piazzetta tra la rua três e il beco do rato molhado (il vicolo  del ratto bagnato). Solo qualche volta, quando c’è il pagode – una festa molto amata in favela, che prende il nome dal genere musicale che nel corso della festa viene eseguito –, si spinge fino alla fine della rua três per parteciparvi. È un bimbo di sei o sette anni,  scuro di pelle, con la testa rotonda, i capelli ricci e fitti e i denti storti di chi si è tenuto il pollice in bocca troppo a lungo. Il suo gioco preferito è quando lo prendi tra le braccia e lo fai volare. Appena lo sollevi spalanca la bocca, gli si illuminano gli occhi e ride a singhiozzi e sospiri, facendo del suo meglio per trattenersi, come se temesse che un rumore potrebbe interrompere la magia del gioco. Vive nella piazzetta con un’altra decina di bambini della sua età e altri di età di poco superiore o inferiore. I ragazzi più grandi e gli adulti di solito se ne stanno con sguardo spento in cima alle scalinate che si sviluppano dalla piazzetta, appoggiati ai muri che  la chiudono.

Da quando sono tornato in favela, passeggiando in quel quartiere della Rocinha, spesso trovo Wellington seduto in un angolo da solo Leggi il seguito di questo post »

Tre giorni senz’acqua

In Finestra sulla favela Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 16 settembre 2013 at 23:25

Restare senz’acqua in Rocinha è un ottimo modo per conoscere meglio il vicinato. L’acqua in questione è quella che esce o che dovrebbe uscire dai rubinetti. L’acqua potabile non esce dai rubinetti: ti  compri un boccione da venti litri per sette reais (un paio di euro) e te lo porti a casa in spalla, quindi, se puoi pagare e riesci a trasportare il boccione, l’acqua potabile non manca. L’acqua in questione, quella per lavarsi e per lavare e per cucinare dopo che è stata bollita, scende periodicamente da un silos enorme che sta in cima alla collina per mezzo di un sistema di tubi che percorrono i vicoli di Rocinha a contatto con la strada, con gli scarichi e con le fogne a  cielo aperto, fino a raggiungere i catini appoggiati sui tetti delle case (chi si affaccia spesso alla finestra lo sapeva già, avendo avuto modo di apprendere dell’importanza del secchio).

Casa mia, detta “il nido d’aquila”, è dotata di due catini di raccolta dell’acqua: uno approvvigiona la cucina, l’altro il bagno e altre tre abitazioni. Ci sono state un paio di occasioni nelle quali è mancata l’acqua da queste parti. Leggi il seguito di questo post »

L’importanza del secchio

In Finestra sulla favela Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 12 settembre 2013 at 00:01

Avviso al cortese lettore. Per spiegare dell’importanza del secchio in una favela, sarà necessario utilizzare ripetutamente un paio di parole che potrebbero urtare la sua sensibilità. Le cito qui con dei sinonimi più eleganti in modo che il lettore possa immaginarle nella loro forma più volgare e stabilire se andare avanti o no: toeletta e sterco.

Vamos? Leggi il seguito di questo post »

L’alba di un sabato mattina

In Finestra sulla favela Rocinha on 7 settembre 2013 at 08:04

Una giovane abitante di favela di quindici o sedici anni, magra, dalla pelle color del mogano, se ne sta seduta su una scalinata ripida e stretta che si contorce e si inerpica davanti agli usci di decine di case sovrapposte fino a un terrazzo largo chiamato “nido d’aquila”. Dopo una notte lunga e intensa, la giovane è stanca ma si porta sul volto un sorriso accennato, e se ne sta sul gradino con le braccia incrociate per scaldarsi, a cullare il ricordo piacevole di un nuovo incontro; smaltisce la birra, aspira una sigaretta e contempla l’ombra della collina Dois Irmãos dalla quale, senza voltarsi, sa di essere protetta. La linea d’ombra della collina si ritira lentamente a rivelare una ad una le pericolanti abitazioni della Rocinha come se fosse un telo di seta che ha protetto un tesoro e che ora viene tirato piano piano dalle mani di un bimbo che ha gli occhi che brillano di curiosità. Leggi il seguito di questo post »

Code in banca

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Storie di Pacificazione on 3 settembre 2013 at 22:15

Le nove di lunedì mattina. Avrei dovuto svegliarmi prima e lanciarmi giù per la scalinata di casa che scende ripida verso l’entrata della rua dois, fiondarmi in discesa lungo la larga estrada da Gávea, percorrere il marciapiede ora alto fin sopra al ginocchio ora assente, evitando le signore anziane che risalgono la collina un passo alla volta, i cani che lottano contro le pulci, le giovani mamme con un neonato appoggiato su una spalla e un bimbo per mano, le moto che sfrecciano rasenti al ciglio della strada, il frontale di un autobus che ti sovrasta all’improvviso mentre sta allargando per prendere un tornante stretto di favela, gli uomini che trasportano sulla schiena blocchi di mattoni ed elettrodomestici; avrei dovuto infilarmi prima nella scorciatoia della colorata rua quatro, attraversare prima la travessa da liberdade, e giungere con maggiore anticipo nella parte bassa, nella rua da via Ápia, per evitare la coda agli sportelli della banca Bradesco dove oggi cambierò il mio primo assegno di favela.  Alle nove e mezza di lunedì mattina ci sono già almeno cinquanta persone in attesa di affacciarsi ad uno dei due sportelli che la banca mette a disposizione. Leggi il seguito di questo post »