un impiegato in favela

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Racconti di polizia pacificatrice: Piranha!!!

In Finestra sulla favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 8 novembre 2012 at 23:53

Piranha

João, José, Jesus, Mané, Tião, Lelé, Xangô, Bené. Questi i nomi citati in un invito alla vita cantato da Seu Jorge. Questi i nomi che, affacciandosi alla finestra sulla favela, si sentono richiamare perché non siano citati i veri nomi delle persone che vivono ciò che  si racconta. Le persone e le storie restano vere, i nomi sono quelli di Seu Jorge. I nomi quelli di  una canzone, le storie quelle che si vedono dalla finestra.  Affacciandosi alla finestra, questa notte, si sente chiamare il nome di Bené. Leggi il seguito di questo post »

Giochi di favela

In Finestra sulla favela Rocinha on 30 ottobre 2012 at 23:57

un aquilone qualsiasi

Scendi giù per la strada delle case popolari di Rocinha, la rua 4, e scorgi un gruppo di quattro o cinque bambini che si inseguono ridendo e gridando. Non giocano a pega pega (prendi prendi, cioè nascondino), questo è un altro gioco: uno di loro è bendato ed afferra uno stecchino di quelli da churrasco (lo spiedino) che in questa occasione non infilza carne o pollo o cuore, ma un pezzo di fango o merda ancora umida. Leggi il seguito di questo post »

Favela Rocinha a lume di candela

In Finestra sulla favela Rocinha on 19 ottobre 2012 at 00:23

Gli acquazzoni, sotto l’equatore, cominciano in silenzio. Senza tuoni e fulmini che le annuncino, senti il peso di una fitta serie di gocce che ti si espandono sul capo e sulle spalle. Il cielo può essere coperto e l’umidità alta, ma ti accorgi che ha cominciato a piovere dal rumore deciso delle gocce che si frantumano sul suolo e se non sei al riparo ti ritrovi fradicio. In favela, in pochi minuti i rivoli di fogna avranno scavalcato i margini che dovrebbero contenerli e scorreranno per i vicoli e per le strade formando un fiume putrido e vorticoso. Se si alzerà il vento forte, vedrai i fasci di pioggia in controluce impazzare in tutte le direzioni, le fronde degli alberi e delle piante si dimeneranno scomposte in una danza di streghe, i coperchi dei serbatoi d’acqua potabile potranno essere scaraventati dai tetti alle strade, i fasci di  fili elettrici appesi ai pali di legno dondoleranno come le altalene dei bimbi. Si sentirà lo schioccare di un colpo secco e, se la luna si sarà già affacciata da dietro la collina, da dove, durante le notti serene, il suo viso candido proietta verso la favela le ombre degli alberi che si aggrappano saldi sul dorso dei dois irmãos (i due fratelli, così si chiama la coppia di colline sulle quali si arrampicano da una parte la favela Rocinha e dall’altra Vidigal); se la luna sarà già a questo punto, e se le nuvole si diraderanno, solo lei resterà a far luce su almeno uno dei quartieri di Rocinha, perché quello scoppio lo avrà lasciato al buio in una notte di tempesta.

Acquazzoni di Rocinha

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Elezioni di Rio de Janeiro in favela Rocinha, l’isola che non c’è (PARTE 2)

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 12 ottobre 2012 at 19:58

Leo Comunidade

Il suo slogan elettorale è stato gridato per tre mesi in favela Rocinha – da luglio fino a pochi giorni prima di domenica 7 ottobre 2012, il giorno delle elezioni comunali di Rio de Janeiro – a massimo volume, dai tetti  delle automobili, richiamando un proibidão: un funky di  favela che inneggia all’uso delle armi e istiga alla violenza contro le forze dell’ordine ufficiali, e che è proibito per legge. L’attacco di questo suo slogan una scarica di mitragliatrice, dopo si mitiga nel testo ma non nel tono della voce, urlando che “è un tipo serio” e che “parla sul serio”, e che il numero elettorale da votare, il suo, è 19000. Per votare un sindaco e un consigliere comunale, a Rio de Janeiro, indichi un numero, così un candidato può presentarsi con un soprannome anziché con il suo nome originale. È il caso di Leonardo Rodrigues Lima, candidato consigliere comunale con lo pseudonimo di Léo Comunidade (Comunidade, Comunità, è il nome politicamente corretto per favela). Fa parte della squadra di Eduardo Paes, sindaco uscente ed eletto a grande maggioranza, il 7 ottobre, ad amministrare Rio de Janeiro per il mandato dei prossimi quattro anni, che  vedrà passare dalla ex-capitale del Brasile la finale dei Campionati Mondiali di calcio. Leggi il seguito di questo post »

Elezioni di Rio de Janeiro in favela Rocinha, l’isola che non c’è (PARTE 1)

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 11 ottobre 2012 at 00:43

Eduardo Paes e il suo manifesto elettorale

I muri ricoperti dai manifesti, le strade tappezzate dai volantini, quelli lanciati a manciate dai finestrini delle auto, quelli lasciati andare per terra camminando, in quantità tali  da esporre i passanti a rischio di scivoloni. Le auto viaggiano per la estrada da Gavea, per la via Apia, e per il Caminho do Boiadero, cioè per le strade della favela Rocinha dove le auto riescono a passare, con l’ amplificatore sul tetto e il volume al massimo, annunciando a ritmo funky gli slogan dei candidati, facendo tremare senza sosta i timpani e i muri delle case. Nella estrada da Gavea, all’altezza della Biblioteca Parque, iniziativa del Governo inaugurata in occasione delle precedenti elezioni, e dopo di queste chiusa, e aperta di nuovo in occasione della nuova campagna elettorale (non più di tre mesi fa); dall’altra parte della strada rispetto alla biblioteca, un gruppo di elettori ha occupato uno spiazzo con due vasche enormi piene di ghiaccio e di lattine di  birra da offrire ai passanti a nome dei candidati che sostengono. Per questa nuova occasione di festa non è mancato il supporto del Deejay funky, così qui si è creata una folla che  continuerà a festeggiare tutta la notte, anche ad urne chiuse: scioltosi il ghiaccio, alcuni degli avventori non si faranno scrupoli a  rovesciare  in mezzo alla strada la vasca piena d’acqua generando un’onda lungo la strada e sfiorando una volante della polizia pacificatrice che proprio davanti alla piazzetta si era fermata con i lampeggianti accesi. Nel mezzo del rivolo che scende giù per la collina, si ferma così un’altra camionetta a rinforzo; la musica  continua a pompare, la festa anche. Uno degli animatori ride sbeffeggiante verso il mezzo delle forze dell’ordine che si è appena fermato e fissa provocatoriamente uno dei militari, portandosi indice e medio agli occhi rossi di alcol e di odio, per poi ruotare il polso e rivolgerli nella direzione di quello, come a lanciargli il messaggio: “ti ho visto in faccia e non mi scappi.”. Così una squadra in divisa scende in strada e si avventura a dividere la piccola folla con i soliti fucili e pistole manico alla mano; nessuno si scompone, la musica va avanti, la festa e i balli anche; la squadra di  poliziotti prosegue il suo giro di perlustrazione risalendo la collina: questa volta nessuno dei favelados festaioli si è fatto sorprendere a fumare maconha (marijuana).  Leggi il seguito di questo post »