un impiegato in favela

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Giro in tram

In Lookman, l'uomo che guarda on 16 agosto 2016 at 09:59

Da Lookman, di Un impiegato in favela

lookman a milano, giro in tram

Uh uh. Oggi sono sparito dietro una porta, nessuno mi trovava e dopo che ho deciso di farmi vedere, ho indossato le ciabattine, ho fatto scorta di garza, ho sistemato il letto, ho spento la TV, mi sono arrotolato per benino il tubo da dove mangio e con papà e mister M sono andato fuori dall’ospedale per la prima volta da quando sono arrivato qui con l’aereo. Abbiamo camminato molto per uscire dall’ospedale: è un ospedale molto grande, più grande di quello di Emergency di Goderich e ci sono tantissime ambulanze. Quando finalmente abbiamo trovato l’uscita, siamo finiti su una strada coi binari come quelli del treno (quelli che costruiscono i cinesi). Uh uh. Non hai idea di quello che è successo dopo! Leggi il seguito di questo post »

Arrivederci Nigeria!

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 6 agosto 2016 at 13:34

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Arrivederci Nigeria

A nord-est, laddove era sabbia rossa adesso è verde. Dov’erano risultati incerti e il tempo non passava mai è tempo di partire. I dromedari dove saranno finiti? Un tempo si doveva spingere sul  freno per lasciare che attraversassero. Saranno forse migrati verso quel luogo misterioso, più a nord, verso il  deserto, dove durante la stagione delle piogge l’acqua si mischia alla sabbia e assume proprietà nutritive con le quali i gobbi animali dalle ginocchia bitorzolute possono tirare avanti per il  resto dell’anno, senza perdere il sorriso smangiucchiante e l’espressione degli occhi dalle palpebre sonnacchiose. Siano dove siano, Leggi il seguito di questo post »

Dentro e dopo la tempesta

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 2 agosto 2016 at 12:48

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Dentro e dopo la tempesta in Nigeria

È venerdì 15 luglio, dopo l’attesa di due ore all’aeroporto di Maiduguri, dopo la pallottola nella gamba (che non era vera, ma come dicevo sono cose che possono capitare anche ai cooperanti e infatti a qualcuno qualche giorno fa è capitato; e d’altra parte a chi vive da questa parti capitano continuamente), mi trovo insieme a colleghi della cooperazione internazionale a bordo di un aereo traballante tra una nuvola rabbuiata e l’altra, nel bel mezzo di una tempesta.

L’aereo è in ritardo perché il Presidente Buhari doveva muoversi per andare a passare il fine settimana in villeggiatura e quando si muove lui terra e cielo della Nigeria devono bloccarsi, un po’ come terra e cielo dovevano bloccarsi in Sierra Leone quando Leggi il seguito di questo post »

At Alì’s place, the best suya in town!

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 28 luglio 2016 at 09:19

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Ali place suya potiskum nigeria

È una nostra specialità, Sir, una specialità del nord-est che poi ci hanno copiato anche ad Abuja da dove venite voi, Sir. Si fa con carne di prima scelta dei nostri bovini e qui al mercato di Potiskum, il più grande della regione intera, e intendo dell’intera regione del lago Ciad, Sir, ce ne sono di ottimi! Ne vedete passare in questo momento ottimi esemplari su quel camion. Sì, Sir, come dite voi, insieme bovini e giovani uomini insieme: è perché è sera e tornano a casa dopo la giornata di lavoro, sia i bovini che i giovani uomini, perché si lavora appunto alla giornata, specialmente negli ultimi tempi, specialmente questo vale per chi ha le terre in regioni dove si spara ancora; così, calato il sole, ci si stringe per un passaggio, ma bisogna stare attenti alle corna!

Ma tornando alla suya, Sir: Leggi il seguito di questo post »

I pastori del sole / 3

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 26 luglio 2016 at 09:32

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

pastori del sole wodaabe

C’è qualcosa tra le nuvole che ti rivela che velocità di passo devi tenere; da questa parte del mondo, perfino ad Abuja, senza arrivare fino al nord-est, la vita è profondamente influenzata dal corso delle stagioni, lo è fisicamente il tuo corpo. Mi conviene accellerare il passo o mi ritroverò inzuppato. Questa sera Gozi ha fatto il pienone e finalmente ho avuto una buona scusa per potermi sedere presso un bar diverso senza venire ripreso (i tavolini e le sedie sono disposte una di fianco all’altra in file ben marcate per separare l’area ospiti di un bar da quella dell’altro e non è mai facile cambiare senza urtare le sensibilità del gestore presso il quale sei stato la sera prima… non ti sei forse trovato bene con me l’altra sera?). Ha fatto il pienone, Gozi, essendosi ritrovata con una bella tavolata lunga di amici che gozzovigliavano per festeggiare qualche ricorrenza. Sono arrivati pure i suonatori: un gruppo di giovani dotati di percussioni tradizionali, senso del ritmo e ottime voci per un coro finalmente autentico, diverso da quella specie di disco-reggae-elettronica (non ne conosco la definizione esatta) che mi perseguita dai tempi della Sierra Leone. Accellero il passo e penso che si dovrebbe parlare ancora un po’ di pastori del sole, di quella splendida martoriata e sconosciuta cultura nomade dei fulani del Sahel; ma non mi sento bene, questa notte ho dormito male, la salāt al-subh, la cantilenante preghiera delle cinque del mattino, non mi ha invogliato a quel consueto lento dondolio che ogni notte mi riaccompagna dolcemente alle ultime due ore di sonno, c’era una zanzara dispettosa che mi ronzava vicino alle orecchie e sono stato male tutta la notte: non vorrei utilizzare qui la parola “diarrea” perché è sempre una parola sgradevole nei racconti, e poi non rende precisamente quello che ho vissuto; sarebbe forse meglio parlare di “fiumi di merda”, ma non vorrei urtare la sensibilità di chi già è stato fin troppo gentile ad affacciarsi a questa Finestra. Eppure, questa è l’espressione che meglio renderebbe non solo lo stato del corpo dopo quasi quattro mesi africani di battaglia professionale, Abuja, suya e nord-est, ma anche lo stato d’animo che mi attraversa nel dover prendere atto della deriva di una parte di opinione pubblica rispetto ad alcuni argomenti, a partire da Boko Haram per sbarcare a Fermo e ritorno.

In generale non mi interesserebbe commentare qui un fatto di cronaca del quale non si sa molto e che è avvenuto lontano dalla Nigeria, ma devo esprimere e condividere come la penso e dare il mio contributo a ristabilire qualche punto di riferimento che secondo me si sta tragicamente perdendo. Infatti, qui si vede tutto da lontano e potrebbe sfuggirmi qualcosa, ma in più di un’occasione ho letto in giro commenti guidati dal paradigma che sintetizzerei così: “morto” -> “se l’è cercata” -> Leggi il seguito di questo post »