un impiegato in favela

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T’immagini la Sierra Leone?

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 1 giugno 2015 at 22:44

Colore viola per celebrare un matrimonio, cielo plumbeo e nuvole cariche si affacciano a migliaia di addii forzati dall’ebola, e la radio va, e le onde raggiungono le zone rurali, polverose, e le case coloniali eredità di un tempo rigoglioso, e le piscine apparentemente serene di chi si avvale di qualche risorsa in più; e scandiscono una sillaba dopo l’altra: “non è ancora finita!”, “portate gentilezza ai sopravvissuti, sono i nostri eroi!”, “Lavati le mani, lavati sempre le mani!”. Un Pastore pentecostale aspetta immerso nel bianco, arancione vivo, blu intenso, verde profondo della Sierra Leone il momento sublime di benedire. Uomini incappucciati fanno quello che possono per rispettare il ritorno alla terra di un corpo lasciato senza vita dal male che viene dalla foresta. Su qualcuna di queste bare qualcuno piange, su altre nessuno. Abbiamo chiamato, abbiamo chiamato chi fosse madre, cugino o amico di Suliman Kamara, 3 anni, ma non ha risposto nessuno. La foschia si mischia alla polvere tra le palme, e rende pallido il sole. Noi facciamo del nostro meglio perché le coltivazioni riprendano e le fabbriche riaprano. La stagione delle piogge questa notte ha gridato che presto sarà da noi: ci porterà freddo al mattino, acqua, malaria, campi fertili. Noi stiamo qui davanti a questo pannello blu ad aspettarla, e ad aspettare che le piante crescano, e facciamo del nostro meglio per vivere.

Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno oggi fa due mesi e festeggia proponendo a chi vi si affaccia un consiglio per la VISIONE. Parallelo Zero ha appena pubblicato due bellissimi servizi fotografici sulla Sierra Leone, un modo per conoscere questo Paese oltre ai soliti fiumi di parole. Ecco: le immagini ti raggiungeranno se vorrai seguire questi link: Leggi il seguito di questo post »

Royal International Vocational Institute

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 30 Maggio 2015 at 19:47

Royal International vocational institute Waterloo

Vivo a Waterloo, una delle più antiche comunità di Salone, fondata dagli ex-schiavi liberati che tornavano a casa molte centinaia di anni fa (così mi hanno detto a scuola), poi campo profughi dei liberiani che fuggivano dalla guerra (anche questo me l’hanno detto a scuola), e poi dei sierraleonesi perseguitati dal RUF (questo me lo ricordo perché io ero piccola ma io e la mia famiglia eravamo tra di loro). Le strade di Waterloo non sono come quelle di città: non hanno asfalto, sono coperte di terra rossa, che nei mesi invernali si secca e si lascia trasportare ovunque dal vento, perfino nelle orecchie e tra le trecce fitte, e adesso che è arrivata la stagione delle piogge, assieme all’acqua copiosa forma laghi di fango. Le case di Waterloo non sono come quelle di città: ce ne sono di mattoni e di legno, ancora in costruzione e antiche e tutte rotte, e sono bene organizzate in fila una di fianco all’altra con uno spazio attorno a ciascuna per chi può farsi l’orto. Alcune non hanno l’acqua, non hanno l’elettricità e ci vivono i poveri. Di tanto in tanto spunta da dietro un angolo il campanile di una chiesetta che si staglia verso il cielo. Tutto è immerso tra le palme, i manghi e i grovigli dei baobab.

Laggiù in fondo, lungo la Pike Street della comunità di Egbo Town, c’è il centro dove faccio il doposcuola. Oggi è stato un giorno bellissimo perché si è fatta la festa di Leggi il seguito di questo post »

Centoventi desideri

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 28 Maggio 2015 at 23:16

Centoventi desideri che formano una pila notturna, alla luce blu di uno schermo e di una lampadina alimentata da un generatore, su una scrivania.

Centoventi desideri

– Sir, ho un’esperienza molto importante nella protezione infanzia, proprio quello che cercate: ho fatto l’insegnante in un asilo nido per sette anni, poi la mia scuola ha chiuso per otto mesi e quando ha riaperto mi hanno detto che non potevano più riprendermi, sir. Sir, conosco bene i bambini del nostro Paese, e sarei fiero di poterli proteggere. In attesa della sua cortese risposta, la ringrazio, Senesie Abdul Fullah

– Sir, sono stato nelle miniere a cercare i bambini che erano stati messi a lavorare, ho parlato con le loro famiglie, mi sono occupato di quelli che erano stati messi a fare il soldato, ne ho trovati molti soprattutto a Kambia e a Port Loko, so come si fa con questi bambini, hanno bisogno di Leggi il seguito di questo post »

Lucy’s drive (in penombra)

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 24 Maggio 2015 at 17:50

Lucy's drive in penombra

Non ci molla ancora l’ebola, non ci molla ancora. Ci mollerà mai? Eppure sta tornando la vita, sulla Lucy’s drive, sir. Due cosce di pollo a 5.000 Leones sir, tre per 10.000, e 5.000 Leones per le patatine o per le planteen, sir. Perché tre costano 10.000 se due costano 5.000? Perché se ne prende tre, scegliamo quelle più grandi, sir. Ecco a lei, servito… Yessir, abbiamo aspettato un anno, abbiamo stretto i denti e la cinghia, e adesso abbiamo riaperto. Adesso si può. Fino alle sei stiamo in strada, e dopo le sei stiamo qui dentro, qui, dietro questa porta di ferro. Non ha che da bussare e sarà il benvenuto. Mi scusi, sir, qui l’elettricità pubblica non c’è mai e abbiamo dovuto vendere il generatore. Andiamo a candele qui. Ma si mangia e si mangia bene.

Una volta era diverso, questo era Leggi il seguito di questo post »

La casa fantasma

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 23 Maggio 2015 at 14:00

Dalla terra all’etereo, un racconto di fantasia.

La casa fantasma, amichevole concessione di www.alessandrogandolfi.com

La casa fantasma, amichevole concessione di http://www.alessandrogandolfi.com

La casa fantasma
Sul dorso della collina, come sul dorso e sulla cima di altre colline, come all’improvviso nel mezzo di molte vallate, una casa coloniale fende la foschia, appare; appare insieme alle colonne grigie, che sembrano essere volate dall’antica Grecia a qui fluttuando su un manto di nuvole per sorreggere travi che non sorreggono nulla: il tetto non c’è.
La luna sopra
La intravedo dal balcone della casa di fronte, la casa fantasma, pallida di luce lunare. Intravedo, tra gli spiragli lasciati liberi dall’intreccio fitto delle palme, le mura, il grigio delle colonne che si confonde nel verde dei rampicanti. A nove gradi sopra a nord dell’equatore, la luna è enorme e luminosissima, tanto che se anche non ci fosse la metropoli ma fossero ancora capanne, pescatori e foresta, le stelle non si scorgerebbero comunque.
Africa
La casa fantasma è una casa che deve nascere: non mettiamo da parte tutti i soldi che ci servono per veder crescere la nostra abitazione in pochi giorni: ce la guadagniamo negli anni. Oggi abbiamo i soldi per le fondamenta, e costruiamo le fondamenta; domani per le colonne e le pareti esterne, e via con le pareti e le colonne; e fa niente che, man mano che gli oggi e i domani si susseguono, le pareti se le divorino i gechi, i ratti e i rampicanti, perché tanto gli interessi si pagano sempre, anche se la casa te la costruisci in pochi giorni. Pagheremo quello che c’è da pagare, e continueremo a sperare di poterci vivere almeno un giorno, a casa nostra.
Europa
La casa fantasma è una casa morta. È nata in pochi giorni, Leggi il seguito di questo post »