un impiegato in favela

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Quando finisce una storia (quasi)

In Finestra sulla Sierra Leone on 19 febbraio 2015 at 17:20
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Foto da emergency.it

Lontano, lontano, sì, lontano da chi e da che cosa? Da un capannone stracolmo di scatoloni anti-ebola, no: a quello molto vicino. Lontano dalle tende beige? No, a quelle vicino. Lontano da chi è lontano? Sì, lontano da quello sì.

Domani, 20 febbraio 2015, l’ultimo racconto della Finestra sulla Sierra Leone, con la storia di un importante piccolo uomo che parla poco ed esprime tutto. Quindi, caro amico che hai deciso di seguire queste strampalate storie, resisti ancora un po’ affacciato alla Finestra, restiamo vicini.

Prima però il caro amico vorrà concedermi una pausa dai sierraleonesi e dai racconti più o meno comprensibili per una parentesi personale. Se me lo si concede, vorrei ringraziare qualche compagno che sta ancora in Sierra Leone e qualcun altro che è tornato da poco. Vorrei dedicare un pensiero a Leggi il seguito di questo post »

Mr. Mohammed

In Finestra sulla Sierra Leone on 18 febbraio 2015 at 13:03
Mr. Mohammed è quello accucciato.

Mr. Mohammed è quello accucciato.

Ho vissuto già molto, molto di più di altri, ma non è che abbia molti ricordi. La mia vita è volata via come un soffio, e tutto quello che mi rimane è uno stuzzicadenti, un cappellino, le gambe storte e una casa dal tetto di zinco. Forse una volta avevo una famiglia, non mi ricordo. In ogni caso ora sono un uomo libero: solo e libero, e, senza false modestie, ritengo di esercitare un certo fascino sul mondo femminile.

Ho lavorato come operaio per Jerome per molto tempo, ma non è che abbia mai avuto un lavoro fisso. Quando c’era da lavorare si lavorava, si prendevano 20.000 Leones al giorno per spaccarsi la schiena. Che moneta c’è nel Paese da dove vieni? Ci sono i Leones anche lì forse? Gli Euro? Che cosa sono, quanti Euro servono per fare 20.000 Leones? Leggi il seguito di questo post »

Momoh

In Finestra sulla Sierra Leone on 14 febbraio 2015 at 17:07
Momoh è quello con la penna

Momoh è quello con la penna in mano, naturalmente.

Sono terre tropicali e steppose. Ci sono le palme, ci sono i fiumi, ci sono le spiagge che si affollano se il branco di barracuda giusto si avvicina a riva; ma ci sono anche le distese di terra arida, composizione di zolle secche una sull’altra, e le perdite dei tubi che generano pozze putride e lasciano le comunità senz’acqua. Ci sono gli stormi di aironi che al tramonto tornano a casa dopo aver pescato. Ci sono bimbi che corrono tra le palme, nella steppa, sotto al volo degli aironi, e c’è un tir che dopo un viaggio infinito trova Momoh ad accoglierlo. Momoh dal sorriso timido che, quando deve riferirti qualcosa, tiene lo sguardo distante, perché ha paura che potrebbe offenderti con uno sguardo diretto.

Ho cominciato a Lakka, dove il magazzino era più piccolo, era per venti posti letto. Solo due o tre container e due stanzette stracolme di tute a protezione totale, guanti di lattice, spray anti-appannamento, secchi e tinozze di plastica, penne, termometri, lenzuola di  cotone e materassi, e grembiuli, vestiti usati, pastiglie di cloro, slipers, Leggi il seguito di questo post »

Fine (quasi)

In Finestra sulla Sierra Leone on 9 febbraio 2015 at 19:24

emergency ebola sierra leone so far so good   (4) small

– Mr. Marco, davvero torni in Italia? Sarò molto triste. I’ll miss you…

Questo il Leitmotif di questi ultimi giorni tra i colleghi e collaboratori di un centro di trattamento ebola in Sierra Leone, non per miei meriti speciali ma per la generosa dolcezza che il popolo sierraleonese esprime in ogni respiro.

Tra un paio di giorni la Finestra sarà fisicamente di ritorno in Italia, ma nei primi tempi, come se ci fosse un lunghissimo fuso orario da recuperare, il fuso orario di un pianeta enorme che può durare giorni interi, resterà aperta sulla Sierra Leone: c’è ancora molto da raccontare, ci sono molte persone di questo Paese martoriato dall’ebola che amano la vita e che vorrebbero presentarsi. Hanno chiesto di farsi conoscere guardie, magazzinieri, sarti e uomini delle pulizie, i veri ebola-fighters. Saranno loro ad accompagnarci verso la saidera, verso l’ultimo racconto di questo capitolo.

Amica mia e amico mio, nel ringraziarti per aver continuato a restare affacciata e affacciato alla Finestra per tutto questo tempo, ti invito a restarci ancora per qualche giorno, fino a che questo capitolo sarà chiuso a favore di uno nuovo. Quasi sabato sera, quasi domenica, quasi finita, tra non molto sarà tempo di ricominciare e – se va tutto bene – di portare un’altra volta a termine: è quasi tempo di ricaricare il carillon.

Affacciati alla Finestra e, se vuoi essere così gentile, diffondi, diffondi!

Olympafrica branch office

In Finestra sulla Sierra Leone on 4 febbraio 2015 at 12:07

A Shamanu, giunto in sogno a ispirare questo racconto.
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Avete ripreso l’attività ora che il coprifuoco è stato rilassato?

No no, sir, è che io lavoravo qui. Qui, dove ora c’è l’ospedale, prima c’era il comitato olimpico, e io lavoravo a supporto dell’ufficio acquisti. Non si acquistava mai niente, ma comunque in caso si fosse acquistato, io ero lì pronto a dare supporto, sir. Ma quando è cominciata l’ebola, io ho perso il lavoro, sir.

Queste sono le mie tre figlie: Leggi il seguito di questo post »