un impiegato in favela

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Blu di metilene (l’ultimo racconto, per la terza volta)

In Finestra sulla Sierra Leone on 20 febbraio 2015 at 11:17

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Lontano, sempre più lontano, lontano, e le abitazioni e le baracche e i palazzi coloniali si fondono sulla superficie di una terra frastagliata. Poco prima, sulla spiaggia di Aberdeen, una folla di bimbi e di uomini si accalcava a riva, dove le onde danno senso compiuto al loro cammino infrangendosi sulla sabbia; la gente infilava le braccia nel mare e da questo estraeva pesci. Un bimbo correva felice aggrappato al suo pesce dall’enorme corpo arrotondato e sottile, dalla coda biforcuta che gli solleticava il naso rotondo, dagli occhi opachi e dalla bocca sanguinante che ciondolava a pochi centimetri dai suoi scattanti piedi nudi. Un bimbo correva felice insieme al suo pesce, grande come lui, verso la sua comunità, verso la sua abitazione, e così facevano decine e decine di altri bimbi e adulti, gelosi della loro preziosa conquista. Oggi si fa festa, non solo perché si dice che da qualche giorno l’ebola stia calando ma anche perché un branco di pesci ha commesso l’errore di avvicinarsi alla spiaggia, ed è stato intercettato da chi di questo vive, della pesca.

Sempre più lontani i pescatori, le abitazioni, le baracche e i palazzi coloniali; ciascuno di essi si confonde con gli alberi, con le palme, e contribuisce a macchiare il frastagliato territorio di colori innaturali: tasselli rossi, viola, grigi e gialli a costituire un mosaico di umanità immerso nella foresta tropicale sempre più rada.

Sempre più lontano, il battello mi sta portando lontano, verso casa, e da lontano si perdono i dettagli, e le storie di umanità sfumano; resta un mosaico, poi un Paese dell’Africa Occidentale, infine un Continente su una mappa geografica.

Ma il mare è putrido di rifiuti e il battello si ferma. Il motore all’improvviso interrompe il suo ronzio. – Sirs, Madams, non c’è da preoccuparsi: un sacco di plastica si è incastrato tra le eliche, succede sempre. Rimuoveremo la spazzatura e ripartiremo. Solo un attimo di pazienza.

Il personale dell’imbarcazione lavora mentre il battello si lascia cullare dalle onde muto. In fondo al mare, sulle colline, tornano vivi i dettagli della metropoli, i colori si fanno più nitidi, i contorni degli edifici più chiari. C’è ancora l’ebola là dentro? Sta svanendo o sta tornando a causa di quel pescatore che è arrivato due giorni fa e che pare abbia navigato avanti e indietro con tutti i sintomi prima di giungere in ospedale? Leggi il seguito di questo post »