un impiegato in favela

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Lauretta

In Finestra sulla Sierra Leone on 16 febbraio 2015 at 10:59

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Non che la mia terra sia più così, non che l’abbia mai vista così. Oggi le nostre case hanno i tetti di zinco e i rivoli che sfociano nel mare immenso sono soffocati dalla plastica. Non che abbia ricordi di bambina, ma com’è lo scenario tradizionale della mia Africa lo so.

Le nostre case erano fatte di foglie di palma, di fango e di legno. Erano piccole e dignitose. Non che oggi non lo siano, ma sono molto calde perché lo zinco scalda e ci sono poche fronde a fare ombra. Le strade erano sentieri che si percorrevano a piedi; oggi sono enormi. Alcune sono asfaltate, altre no, e vi scorrono mezzi enormi che trasportano massi neri e pietre più piccole, alzando nuvole di polvere rossa che restano sospese per ore. Nel panorama tradizionale della mia Africa, le palme, le mangrovie, l’albero del pane, i baobab, enormi, si intrecciavano a metà tra il cielo e la terra e disegnavano con i rami fitti figure di animali mitologici per noi che le osservavamo da terra, e forme di esseri umani esotici per le aquile che volteggiavano lassù in alto. Le palme, le mangrovie, l’albero del pane, i baobab ci davano ombra e cibo; noi pestavamo le foglie nel mortaio e setacciavamo i semi con rispetto. Le palme, le mangrovie, l’albero del pane, i baobab ci sono ancora, ma ce ne sono meno: hanno lasciato spazio alle cave di diamanti. Ora di diamanti se ne trovano meno di qualche anno fa e, chissà, forse, se continua così, un giorno le strade enormi torneranno a stringersi in sentieri, lo zinco cederà al legno e la foresta tropicale tornerà ad abbracciarci. Intanto è arrivata l’ebola.

Un giorno mi sono trovata davanti al Leggi il seguito di questo post »

Momoh

In Finestra sulla Sierra Leone on 14 febbraio 2015 at 17:07
Momoh è quello con la penna

Momoh è quello con la penna in mano, naturalmente.

Sono terre tropicali e steppose. Ci sono le palme, ci sono i fiumi, ci sono le spiagge che si affollano se il branco di barracuda giusto si avvicina a riva; ma ci sono anche le distese di terra arida, composizione di zolle secche una sull’altra, e le perdite dei tubi che generano pozze putride e lasciano le comunità senz’acqua. Ci sono gli stormi di aironi che al tramonto tornano a casa dopo aver pescato. Ci sono bimbi che corrono tra le palme, nella steppa, sotto al volo degli aironi, e c’è un tir che dopo un viaggio infinito trova Momoh ad accoglierlo. Momoh dal sorriso timido che, quando deve riferirti qualcosa, tiene lo sguardo distante, perché ha paura che potrebbe offenderti con uno sguardo diretto.

Ho cominciato a Lakka, dove il magazzino era più piccolo, era per venti posti letto. Solo due o tre container e due stanzette stracolme di tute a protezione totale, guanti di lattice, spray anti-appannamento, secchi e tinozze di plastica, penne, termometri, lenzuola di  cotone e materassi, e grembiuli, vestiti usati, pastiglie di cloro, slipers, Leggi il seguito di questo post »

Happy Valentine

In Finestra sulla Sierra Leone on 14 febbraio 2015 at 14:06

Happy Valentine dalla Sierra Leone

Non che ci si tenga più di tanto, ma se una persona sta per partire proprio in prossimità di San Valentino, noi, che siamo di quelli che di solito pregano per altri Santi,o di quelli che non pregano affatto, noi, il disegno di un fiore tropicale bellissimo che apre i suoi petali in un tripudio di colori, lascia libere di esprimersi nello spazio circostante le sue foglie e fa che si avvinghino tra loro il suo peduncolo e gli altri rami in un invito a lasciarti abbracciare e si lascia circondare di  cuori volanti, noi, un disegno così, lo facciamo volentieri, e glielo regaliamo, a chi sta partendo, e lo regaliamo anche a te.

Gli untori

In Finestra sulla Sierra Leone on 12 febbraio 2015 at 17:54

Il volo dopo l'ebola

– Mi scusi, lei…

– Io?

– Sì, lei lei, al posto 11 F… è suo il posto, vero?

– Sì.

– Può venire qui un attimo? Prego signori, per cortesia, facciano spazio in corridoio così il signore può passare… Ha il bagaglio a mano? Sì, lo porti con sé per favore… Ecco, grazie, lei si chiama Marco Loiodice, vero? Leggi il seguito di questo post »

Fine (quasi)

In Finestra sulla Sierra Leone on 9 febbraio 2015 at 19:24

emergency ebola sierra leone so far so good   (4) small

– Mr. Marco, davvero torni in Italia? Sarò molto triste. I’ll miss you…

Questo il Leitmotif di questi ultimi giorni tra i colleghi e collaboratori di un centro di trattamento ebola in Sierra Leone, non per miei meriti speciali ma per la generosa dolcezza che il popolo sierraleonese esprime in ogni respiro.

Tra un paio di giorni la Finestra sarà fisicamente di ritorno in Italia, ma nei primi tempi, come se ci fosse un lunghissimo fuso orario da recuperare, il fuso orario di un pianeta enorme che può durare giorni interi, resterà aperta sulla Sierra Leone: c’è ancora molto da raccontare, ci sono molte persone di questo Paese martoriato dall’ebola che amano la vita e che vorrebbero presentarsi. Hanno chiesto di farsi conoscere guardie, magazzinieri, sarti e uomini delle pulizie, i veri ebola-fighters. Saranno loro ad accompagnarci verso la saidera, verso l’ultimo racconto di questo capitolo.

Amica mia e amico mio, nel ringraziarti per aver continuato a restare affacciata e affacciato alla Finestra per tutto questo tempo, ti invito a restarci ancora per qualche giorno, fino a che questo capitolo sarà chiuso a favore di uno nuovo. Quasi sabato sera, quasi domenica, quasi finita, tra non molto sarà tempo di ricominciare e – se va tutto bene – di portare un’altra volta a termine: è quasi tempo di ricaricare il carillon.

Affacciati alla Finestra e, se vuoi essere così gentile, diffondi, diffondi!