Non che ci si tenga più di tanto, ma se una persona sta per partire proprio in prossimità di San Valentino, noi, che siamo di quelli che di solito pregano per altri Santi,o di quelli che non pregano affatto, noi, il disegno di un fiore tropicale bellissimo che apre i suoi petali in un tripudio di colori, lascia libere di esprimersi nello spazio circostante le sue foglie e fa che si avvinghino tra loro il suo peduncolo e gli altri rami in un invito a lasciarti abbracciare e si lascia circondare di cuori volanti, noi, un disegno così, lo facciamo volentieri, e glielo regaliamo, a chi sta partendo, e lo regaliamo anche a te.
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Gli untori
In Finestra sulla Sierra Leone on 12 febbraio 2015 at 17:54– Mi scusi, lei…
– Io?
– Sì, lei lei, al posto 11 F… è suo il posto, vero?
– Sì.
– Può venire qui un attimo? Prego signori, per cortesia, facciano spazio in corridoio così il signore può passare… Ha il bagaglio a mano? Sì, lo porti con sé per favore… Ecco, grazie, lei si chiama Marco Loiodice, vero? Leggi il seguito di questo post »
Fine (quasi)
In Finestra sulla Sierra Leone on 9 febbraio 2015 at 19:24– Mr. Marco, davvero torni in Italia? Sarò molto triste. I’ll miss you…
Questo il Leitmotif di questi ultimi giorni tra i colleghi e collaboratori di un centro di trattamento ebola in Sierra Leone, non per miei meriti speciali ma per la generosa dolcezza che il popolo sierraleonese esprime in ogni respiro.
Tra un paio di giorni la Finestra sarà fisicamente di ritorno in Italia, ma nei primi tempi, come se ci fosse un lunghissimo fuso orario da recuperare, il fuso orario di un pianeta enorme che può durare giorni interi, resterà aperta sulla Sierra Leone: c’è ancora molto da raccontare, ci sono molte persone di questo Paese martoriato dall’ebola che amano la vita e che vorrebbero presentarsi. Hanno chiesto di farsi conoscere guardie, magazzinieri, sarti e uomini delle pulizie, i veri ebola-fighters. Saranno loro ad accompagnarci verso la saidera, verso l’ultimo racconto di questo capitolo.
Amica mia e amico mio, nel ringraziarti per aver continuato a restare affacciata e affacciato alla Finestra per tutto questo tempo, ti invito a restarci ancora per qualche giorno, fino a che questo capitolo sarà chiuso a favore di uno nuovo. Quasi sabato sera, quasi domenica, quasi finita, tra non molto sarà tempo di ricominciare e – se va tutto bene – di portare un’altra volta a termine: è quasi tempo di ricaricare il carillon.
Affacciati alla Finestra e, se vuoi essere così gentile, diffondi, diffondi!
Peninsular road
In Finestra sulla Sierra Leone on 8 febbraio 2015 at 15:10L’ebola ha portato l’asfalto, sulla Peninsular road, ma la mia vita non è cambiata. Per tanto tempo non si è potuto stringersi la mano e abbracciarsi, e anche a fare l’amore si è dovuto fare attenzione. Un’altra cosa è cambiata: io continuo a fare il mio, trasportando le pietre piccole da qua a là, vendendole, per poi lasciarle andare chissà dove, forse ad asfaltare altre strade grandi come la Peninsular road; io il mio continuo a farlo, ma è cambiato che mentre trasporto le pietre, oltre alle palme, alle case dei vicini, ai bambini che si fanno il bagno nel fiume e che corrono, ai pastori con le capre, agli uomini e alle donne che come me trasportano sacchi di vestiti usati, assi di legno, lamiere di zinco, scodelle di pesce; oltre alle aquile che giocano, o lottano, o fanno l’amore (chissà!?), vedo passare veloce ora qui e ora là le auto che portano i bianchi. Avanti e indietro da Lakka all’ospedale di Goderich, quello che c’era già prima che la strada fosse asfaltata, e poi più in là lungo la College road, verso quell’altro ospedale, quello dell’ebola. Questo è uno dei cambiamenti più grandi, e mi viene molta curiosità a vedere le auto con i bianchi.
Chissà se loro vedono le stesse cose che vedo io. La luna enorme quando Leggi il seguito di questo post »
Olympafrica branch office
In Finestra sulla Sierra Leone on 4 febbraio 2015 at 12:07A Shamanu, giunto in sogno a ispirare questo racconto.

Avete ripreso l’attività ora che il coprifuoco è stato rilassato?
No no, sir, è che io lavoravo qui. Qui, dove ora c’è l’ospedale, prima c’era il comitato olimpico, e io lavoravo a supporto dell’ufficio acquisti. Non si acquistava mai niente, ma comunque in caso si fosse acquistato, io ero lì pronto a dare supporto, sir. Ma quando è cominciata l’ebola, io ho perso il lavoro, sir.
Queste sono le mie tre figlie: Leggi il seguito di questo post »




